Caso Ong, torna in piedi l’ipotesi del traffico rifiuti «Msf e Gianino, sistema abbastanza organizzato»

I mezzi a disposizione dell’agente marittimo Francesco Gianino, per quanto rudimentali, erano sufficienti a gestire un traffico di rifiuti con la compartecipazione dell’ong Medici senza frontiere. Questa la sintesi delle motivazioni con cui la Cassazione, a maggio scorso, ha annullato l’ordinanza del Riesame che aveva dissequestrato i beni del 51enne imprenditore augustano e ridimensionato la gestione non corretta dei rifiuti sanitari a bordo delle navi Aquarius e Vos Prudence. Per il tribunale, infatti, l’avere fatto risultare normali rifiuti indifferenziati materiali potenzialmente infettivi, pur avendo garantito un risparmio alla ong non bastava a stabilire che quella tra Gianino e i referenti di Msf fosse un’attività organizzata.

La tesi è stata smontata dalla Cassazione. Nelle otto pagine depositate lunedì, la terza sezione penale della Suprema corte rimarca che per parlare di traffico «non è necessario che ogni fase della attività di gestione dei rifiuti avvenga in forma organizzata e sia realizzata abusivamente e a fine di ingiusto profitto». Ovvero, il fatto che dalle indagini del Gico di Catania non siano emersi elementi che provino che tutti gli attori della filiera, compresi i gestori dell’impianto in cui i rifiuti venivano portati, sapessero cosa c’era nei sacchi conta poco. «Anche la semplice titolarità dell’impresa, attraverso la quale I’indagato ponga in essere le condotte oggetto di contestazione – si legge nelle motivazioni – assume di per sé rilievo al fine della configurabilità della esistenza di una attività organizzata».

L’inchiesta Bordeless risale a poco meno di un anno fa. La procura etnea guidata da Carmelo Zuccaro chiuse le indagini su 12 persone e i centri operativi Belgio e Olanda di Medici senza frontiere. Nel mirino finì lo smaltimento dei rifiuti sanitari legati alle cure date ai migranti salvati in mare. Garze, guanti, siringhe e altro ancora che sarebbe dovuto essere trattato con particolare cautela e che invece finiva insieme all’altra spazzatura. Una gestione che, secondo i calcoli della procura, poi rivisti dal Riesame e oggi di nuovo messi in discussione dalla Cassazione, avrebbe garantito all’ong un risparmio di oltre 400mila euro in un anno e mezzo di attività e a Gianino il proprio giro d’affari. 

Il 51enne titolare della Mediterranea shipping agency, agenzia marittima che grazie all’accordo con altre sub-agenzie si occupava di gestire sia da un punto di vista amministrativo che organizzativo l’arrivo e la ripartenza delle navi da diversi porti siciliani, avrebbe offerto all’ong tariffe ultra-competitive: otto euro a sacco per quella che veniva definita special garbage. Un vantaggio che Gianino non mancò di ricordare a un membro dell’ong, dopo che quest’ultimo gli aveva chiesto chiarimenti sulla classificazione dei rifiuti. «Voi state creando soltanto cose che già avete l’opportunità di scendere in maniera tranquilla, andando a fare queste informazioni voi rischiate che la spazzatura ve la portate a casa voi – si legge in un’intercettazione -. Altri porti ti chiedono tremila o cinquemila euro o te la lasciano a bordo. Il rifiuto non è una barzelletta, il rifiuto è una cosa seria. Noi la classifichiamo come rifiuto speciale, come se fossero stracci della sala macchina».

«Prendiamo atto del pronunciamento – dichiara l’avvocata Dina D’Angelo, legale di Gianino – ma rileviamo come la Cassazione si sia espressa soltanto su uno dei due profili dì nullità, entrambi oggetto di impugnazione della procura, non eccependo nulla sul secondo motivo di annullamento del decreto di sequestro fondato sulla rilevata illegittimità del meccanismo di computo del profitto».

Adesso la palla torna al Riesame, incaricato dalla Cassazione a rivalutare il ricorso. Il tribunale dovrà tenere conto di considerazioni che inevitabilmente ridanno forza al quadro tracciato dai magistrati, i quali, dal canto loro, misero gli occhi sullo smaltimento dei rifiuti dopo avere seguito un’altra pista. Come rivelato da MeridioNews, infatti, in principio la procura sospettò che le navi dell’ong potessero essere usate per contrabbandare cibo, alcolici ed elettrodomestici.


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