Mailgate, la Procura avvia un’inchiesta Il direttore Lucio Maggio: «Dati mai violati»

«La Procura di Catania ha aperto un’inchiesta sulla email elettorale a sostegno di una candidata dell’Udc all’Ars, moglie di un funzionario del rettorato, inviata dal server di posta elettronica dell’università». È questa la notizia diffusa dall’agenzia di stampa Ansa questa mattina. L’apertura dell’indagine, però, ha come data lo scorso 19 settembre, a riprova del fatto che l’invio di email inviate dal server dell’Ateneo non è passato inosservato alla magistratura che ha da subito iniziato le sue indagini.

Sotto i riflettori «l’autore dell’invio del messaggio elettorale» che quindi dovrebbe essere Daniele Di Maria, figlio della candidata Maria Elena Grassi e del collaboratore del rettore Antonino Recca, Nino Di Maria. Il reato per cui sarebbe indagato, ipotizzato dal procuratore aggiunto Michelangelo Patanè, è quello di utilizzo illecito di dati personali previsto dall’articolo 167 del Codice della privacy e punito, a seconda della gravità e del danno causato a terzi, con sanzioni pecuniarie o con la reclusione da un minimo di tre mesi ad un massimo di tre anni.

«Abbiamo totale fiducia nella magistratura e cercheremo di non influire nel loro lavoro», afferma Matteo Iannitti del Movimento studentesco catanese che per primi hanno lanciato l’allarme. «Ma non vogliamo che questo ragazzo sia un semplice capro espiatorio», aggiunge.

L’indirizzo utilizzato per l’invio delle email elettorali – due e non una come si legge sull’Ansa – è in effetti quello del giovane Di Maria, ma non è detto che sia stato lui l’autore dell’invio. Qualcuno avrebbe potuto farlo dalla sua casella di posta, anche se avrebbe dovuto essere autorizzato dallo stesso ragazzo.

Al di là delle indagini che stabiliranno chi ha inviato il messaggio, un altro aspetto importante da capire – e che non è ancora chiaro se oggetto d’inchiesta – è chi sia il fornitore della quasi totalità dell’indirizzario dell’ateneo catanese. Perché oltre alla violazione della privacy degli studenti, infatti, potrebbero esserci state delle responsabilità tutte interne all’Ateneo. Nei giorni scorsi il rettore Recca ha cercato di buttare acqua sul fuoco, definendo l’invio di tali email una «ragazzata». Ma attraverso l’analisi tecnica che abbiamo condotto con l’aiuto di un gruppo di esperti, purtroppo così non sembra essere.

Intanto a difendere l’Università etnea questa mattina ci ha pensato il direttore generale Lucio Maggio che categoricamente afferma che «i dati sensibili degli studenti non risultano essere stati mai violati e sono rigorosamente protetti presso i server dell’Università». L’amministrazione dell’Ateneo, inoltre, ha spiegato che «al fine di non produrre inopportune interferenze, l’Università si asterrà da ulteriori indagini interne, restando in fiduciosa attesa degli esiti delle investigazioni svolte dagli organi competenti».

A conclusione della sua missiva, il direttore generale Maggio annuncia che il Rettore, ex coordinatore locale per il partito di Pier Ferdinando Casini e Totò Cuffaro, «si riserva di fornire all’opinione pubblica ogni ulteriore precisazione circa il suo orientamento personale di voto, in quanto libero cittadino, con un proprio annuncio pubblico».

 

[Foto di gwen’s river city images]


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La magistratura catanese ha aperto un'inchiesta sull'invio delle email elettorali agli indirizzi dell'ateneo. Ipotizzato l'illecito di dati personali. Fiducia nella magistratura sia da parte dell'Università che del Movimento studentesco, che non vuole che Daniele Di Maria - figlio della candidata Udc Maria Elena Grassi e mittente dei messaggi - venga trasformato in un capro espiatorio. Intanto il direttore amministrativo dell'Ateneo Maggio rassicura: «I dati sensibili degli studenti non risultano essere stati mai violati»

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