Cnr, cento precari occupano la sede in via La Malfa «Finora siamo stati pagati con i fondi della ricerca»

Sono circa un centinaio i ricercatori precari e personale tecnico-amministrativo del Consiglio Nazionale delle Ricerche che sono in presidio permanente da ieri nella sede dell’istituto di ricerca di via Ugo la Malfa a Palermo. L’iniziativa si inserisce nell’ambito della protesta nazionale dei precari Cnr. A protestare sono 2.637 ricercatori precari di tutta Italia: chiedono che nella legge di bilancio dello Stato venga stanziato un finanziamento ad hoc per le stabilizzazioni. Entro lunedì 27 novembre dovrebbe andare al vaglio la legge di bilancio in discussione al Senato che porterebbe però alla stabilizzazione di sole 300 unità. Praticamente una goccia in mezzo al mare del precariato dove sta annegando la dignità di tanti lavoratori.

«Attualmente – dice Annalisa Pinsino, ricercatrice a Palermo e precaria da una quindicina d’anni- i nostri stipendi vengono pagati con i fondi dei bandi di ricerca. Chiediamo oggi che lo Stato si faccia carico delle stabilizzazioni predisponendo un finanziamento ordinario adeguato e mettendo fine a situazioni di precariato che vanno avanti da troppo tempo». La protesta è partita da Pisa il 3 novembre scorso e a poco a poco sono state coinvolte tutte le varie sedi regionali del Cnr, fino a coinvolgere anche la Sicilia dove l’assemblea è partita il 16 novembre e dal 21 novembre è diventato presidio permanente in un’aula.

A essere messo sotto accusa è un deludente disegno di legge di bilancio e l’incerto percorso sulle stabilizzazioni, previste dalla riforma Madia, nonché la necessità di avere sicurezza in merito alla proroga dei contratti a tempo determinato in scadenza e alla deroga sulla durata degli assegni di ricerca. «In base alla riforma Madia era stato previsto un piano di stabilizzazione – spiegano i precari – che in tre anni avrebbe dovuto coinvolgere tutti. Purtroppo adesso non è più così, adesso si parla di stabilizzazione solo per 300 unità, ma in base a cosa saranno effettuate queste scelte? Quali saranno i criteri sui quali si deciderà per la vita di migliaia di lavoratori? I sindacati che fine hanno fatto? Tra questi precari ci sono persone che hanno cinquant’anni e da vent’anni sono ricercatori precari, che futuro si prospetta per questa gente?». 

I ricercatori chiedono anche di sapere se ci sarà la proroga dei contratti in scadenza al 31 dicembre e l’avvio delle procedure per le stabilizzazioni. L’assemblea rivendica chiarezza anche al presidente nazionale Massimo Inguscio. «Richiamiamo la politica e il presidente – si legge in una nota inviata alla stampa – all’assunzione di tutte le iniziative necessarie al raggiungimento di questo imprescindibile obiettivo: la stabilizzazione dei precari per la salvaguardia della ricerca pubblica».


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