#NessunoTocchiRosalia contro i matrimoni combinati «Storia Santuzza emblematica per libertà delle donne»

«Questa iniziativa esiste da anni, ormai è un rito, una giornata della memoria». Mentre lo dice si commuove Vittoria, che da 25 anni collabora con l’associazione Le Onde onlus e che ieri pomeriggio in piazza Castelnuovo ha preso parte alla quinta edizione del flash mob #NessunoTocchiRosalia. Disegnate col gessetto sull’asfalto ci sono 120 sagome di donne, il numero di quelle uccise nel 2016. «Come ogni giornata della memoria bisogna sapersi commuovere, perché solo così c’è ricordo, consapevolezza, vita – continua Vittoria – Non bisogna dire che queste 120 donne non ce l’hanno fatta, ma si deve partire dal presupposto che non deve mai succedere una cosa del genere e noi che siamo qui dobbiamo raccontarle per questo. Abbiamo un dovere di memoria costante, vivono la loro libertà attraverso le nostre».

Il tema dell’edizione 2017 della manifestazione è la prevenzione e il contrasto del matrimonio forzato e/o combinato cui sono costrette giovanissime donne di ogni nazionalità. «Questo flash mob nasce in contemporanea col Festino, proprio perché la storia di Rosalia è emblematica per la libertà delle donne: lei fugge e si ritira perché non accetta il matrimonio imposto dalla sua famiglia. Una realtà purtroppo molto frequente in Italia, soprattutto per le donne straniere di seconda generazione, cioè le ragazze che nascono qui e che la legge per fortuna tutela dal diventare spose bambine», spiega Alessandra Notarbartolo del Coordinamento antiviolenza 21 luglio. È vietato, infatti, in Italia sposarsi prima di aver raggiunto la maggiore età. Tuttavia, «non abbiamo una legge che tuteli la libertà del matrimonio – torna a dire Alessandra – Per cui le famiglie organizzano le nozze con uomini decisi da loro e a diciassette anni le fanno partire, costringendole a interrompere gli studi per tornare nel paese d’origine e piegarsi al volere dei genitori. Sposando uomini che loro non vogliono sposare».

«Questo è il quinto anno che ripetiamo questa iniziativa» aggiunge Adriana Palmeri, tra le redattrici della rivista Mezzocielo: pensato e realizzato da donne sin dal 1991, il bimestrale da qualche anno è pure online e intende far sentire la propria voce in un’ottica laica e femminista. «Ogni anno siamo sempre più numerosi, fa piacere notarlo – continua Palmeri -. Il coordinamento antiviolenza è nato a seguito di un efferatissimo omicidio che riguardava una donna incinta bruciata nel trapanese. Noi continuiamo a parlare di femminicidio e invece dovremmo parlare di un problema maschile: un uomo su tre maltratta una donna, e allora proviamo a ribaltare il problema».

Al centro antiviolenza Le Onde in quest’ultimo anno ci sono stati diversi casi di ragazze straniere di seconda generazione, cioè nate in Italia, che vivono e studiano qui da sempre e che hanno quindi un impatto sociale differente rispetto alla cultura d’origine: «Si rivolgono a noi chiedendo aiuto perché vogliono ribellarsi disperatamente a questa situazione. Per non parlare anche delle periferie, dove spesso i matrimoni per le donne sono combinati dalla famiglie», sottolinea Alessandra. Un fenomeno, quindi, che non riguarda solo le giovanni donne con famiglie straniere, ma anche quelle italiane. «Sulle famiglie il percorso è molto più lungo e difficile, perché dietro ci sono una cultura e una religione molto forti alla base delle loro scelte. Il lavoro da fare è comunque culturale: per questo noi andiamo nelle scuole, cerchiamo di fare capire che mai deve essere messa in discussione la libertà delle nostre scelte, mai devono essere messi in discussione i nostri desideri». Alcune volontarie lavorano assiduamente anche allo Zen 2, dove sono molte le mamme giovanissime: «Insistiamo sul concetto di libertà, che non è solo un diritto, ma un valore normale che dovrebbe essere acquisito», conclude Alessandra.


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