Porto di Catania inserito nella «rete globale» dell’Ue Accesso a finanziamenti e nuovi obiettivi per il 2050

Per fare fare il salto di qualità al porto di Catania è bastata la sostituzione di una riga nella tabella che riguarda la rete transeuropea dei Trasporti. Così al posto dello spazio bianco sotto alla colonna che riguarda l’infrastruttura portuale etnea adesso c’è scritto «Globale». In altri termini: è da adesso considerata di interesse strategico per lo sviluppo dell’Unione europea in termini di coesione sociale, economica e territoriale, e deve contribuire al raggiungimento degli obiettivi stabiliti dagli Stati membri. Perché la rete globale sia a regime entro il 2050, l’Ue ci mette l’interesse politico e, soprattutto, i soldi. E non pochi. «Importanti finanziamenti strutturali, del Cef (Connecting Europe facility, ndr) e della Banca centrale europea», spiega l’eurodeputato Salvo Pogliese, componente della commissione Trasporti dell’Europarlamento. 

A dicembre 2013 sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea veniva pubblicato lo scheletro del Ten-T Comprehensive network. Un elenco analitico all’interno del quale venivano individuate le principali infrastrutture d’Europa sulla base di una serie di criteri. Per Bruxelles, le reti fondamentali sono due: quella «globale» e quella, più ristretta, definita «centrale» e contenuta all’interno della precedente. Per farla semplice: tra le infrastrutture più importanti del Vecchio continente, ce ne sono alcune ancora più importanti. Il porto di Catania, dopo esserne stato escluso, ora fa parte del primo elenco. «La rete globale – si legge nel regolamento datato quattro anni fa – dovrebbe configurarsi come una rete di trasporti estesa all’intero territorio europeo, in grado di garantire l’accessibilità e la connettività di tutte le Regioni dell’Unione, anche quelle remote e ultraperiferiche». Non solo i collegamenti devono essere facili per le persone, ma devono esserlo altrettanto per le merci. Almeno così stabiliscono i requisiti fissati, da rispettare «al fine di promuovere lo sviluppo di una rete di alta qualità in tutta l’Unione entro il 2050».

L’articolo 5 di quel regolamento, poi, parla di risorse. Quelle che l’Ue investirà per la manutenzione e l’allargamento, per l’innovazione tecnologica e per la sicurezza (tramite – per esempio – «un’adeguata considerazione della vulnerabilità dell’infrastruttura dei trasporti per quanto riguarda i cambiamenti climatici nonché le calamità naturali o provocate dall’uomo, al fine di far fronte a tali sfide»). Un chiaro impegno del Parlamento e del Consiglio dell’Unione europea, dal quale il porto di Catania quattro anni fa era rimasto fuori. «Per far parte della rete globale, il volume totale annuo delle merci supera lo 0,1 per cento del corrispondente volume totale annuo del carico di merci movimentate in tutti i porti marittimi dell’Unione», si leggeva ai tempi. Una soglia certificata dai dati triennali diffusi dall’Eurostat. Secondo Assoporti, da Catania (tra gennaio e dicembre 2016) sono transitate sette milioni 883mila tonnellate di merci. Un incremento del 4,3 per cento rispetto al 2015, che è stato sufficiente.

«Alla luce delle ultime statistiche disponibili – scrive l’Ue in un documento pubblicato a metà maggio e firmato dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker – è necessario includere nella rete globale i porti marittimi per i quali la media del volume di traffico degli ultimi due anni supera la soglia pertinente». E così è stato. A gioirne per primo sarà il nuovo presidente dell’Autorità portuale Andrea Annunziata, arrivato dopo che a reggere le sorti dello scalo etneo è stato il contrammiraglio Nunzio Martello. Per il momento, a festeggiare per primo per la notizia è l’onorevole catanese Pogliese (del gruppo Forza Italia-Ppe): «L’inserimento del porto di Catania nella rete Ten-t – dice, diffondendo la notizia alla stampa – è una notizia altamente positiva non solo per Catania ma per l’intera Sicilia orientale». I finanziamenti previsti, per Pogliese, dovrebbero avere «eccezionali ripercussioni economiche e lavorative per l’intero territorio».


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