La ola española

Vengono da Venezia, Catania, Roma, L’Aquila, ma prima di tutto si definiscono italiani. Sono gli studenti erasmus in Spagna; anche loro – come moltissimi colleghi in patria – oggi scenderanno in piazza per dire no ai provvedimenti del ministro Maria Stella Gelmini.
Abbiamo intervistato Sonia (catanese) e Riccardo (romano): entrambi vivono in questi mesi a Murcia e sono tra i coordinatori della protesta iberica.

Per quale motivo e come i ragazzi erasmus italiani si stanno unendo alle proteste contro la legge Gelmini?
Sonia: «Ci siamo sentiti in dovere di far sentire la nostra voce anche dall’estero. Parlando tra di noi tramite internet abbiamo scoperto di avere il bisogno comune di fare qualcosa per la nostra università e per il nostro futuro. Siamo studenti italiani e vogliamo far sapere che siamo vicini a colleghi e amici che in questo periodo sono scesi in piazza per far valere i loro e nostri diritti».

Riccardo: «Tutto è nato gli ultimi giorni di ottobre, quando i ragazzi erasmus di Madrid nel giro di due giorni hanno organizzato un sit-in con più di cento persone davanti all’ambasciata. Questo evento ha fatto scatenare una reazione a catena in molte città dove, sempre attraverso un rapidissimo passaparola online, si sono creati gruppi, organizzate assemblee e pensato a tutte le varie linee d’azione per far sentire la propria voce, non solo limitandosi alla rete ma scendendo per le strade. Per quanto riguarda Murcia, tutto è nato quasi spontaneamente da una conversazione via messenger con due amiche… e dopo 24 ore eravamo davanti l’università in più di venti».

Come aderirete allo sciopero?
Sonia: «Noi di Murcia raggiungeremo gli studenti italiani a Valencia dove è previsto un sit-in davanti all’ufficio consolare italiano dalla mattina fino alle 12 (orario di chiusura del consolato). A Madrid la protesta si svolgerà in modo simile davanti all’Ambasciata, così come a Barcellona, Granada, Siviglia ed altre città. La cosa più importante è che il nostro no alla riforma Gelmini verrà anche da altre parti d’Europa: sono state organizzate manifestazioni anche in Belgio, Francia, Inghilterra e Danimarca. Insomma sembra essere una protesta compatta e di entità rilevante».

Come vi siete organizzati?
Sonia
: «Mettendoci in contatto tra di noi tramite telefono, internet e passaparola. In questo modo siamo riusciti a contattare tutti gli altri studenti sparsi per la Spagna ed abbiamo anche scoperto che le manifestazioni si terranno anche in altri paesi europei».

Cosa ne pensano i vostri colleghi stranieri di quanto sta succedendo all’università italiana?
Riccardo: «I colleghi stranieri, almeno qui di Murcia, non sanno nulla della nostra situazione. Non abbiamo mai avuto l’occasione di parlare di tali problematiche, anche se tutti loro sono in mobilitazione generale contro il “Plan de Bolonia” (una riforma del sistema universitario che prevede un percorso “quattro + uno” e una partecipazione imponente dell’impresa privata, ndr) che in Italia è già una realtà da anni. Per quanto riguarda Valenzia invece la collaborazione è molto forte, anzi più che collaborazione c’è molto rispetto reciproco: basti pensare al fatto che le assemblee dei ragazzi italiani avvengono all’interno della facoltà di Filosofia attualmente occupata».

«Qui non conta il nome dell’ateneo o la città di provenienza, penso che si senta molto di più il nazionalismo» ci tiene a sottolineare Sonia. «Siamo italiani e non vogliamo più sentire notiziari che parlano dell’Italia come il paese che si trova agli ultimi posti nella classifica mondiale dell’istruzione».


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