Farmaceutica, l’export racconta un settore che cerca competenze

Il settore farmaceutico italiano ha chiuso il 2025 con un segnale di particolare rilievo sul fronte internazionale. I dati diffusi nei primi mesi del 2026 indicano una crescita dell’export farmaceutico del 28,5% rispetto all’anno precedente, mentre l’insieme della manifattura ha registrato un aumento più contenuto. La farmaceutica ha contribuito in misura decisiva all’incremento delle esportazioni manifatturiere. Dietro i numeri emerge un comparto che unisce ricerca, produzione, qualità e capacità di competere sui mercati globali.

La farmaceutica vive nei laboratori e in molte altre funzioni. Accanto a ricerca e sviluppo operano figure di marketing, market access, medical affairs, regulatory affairs, supply chain, qualità, farmacovigilanza, data analysis e management sanitario. Ogni nuovo prodotto richiede percorsi lunghi, regole stringenti, dialogo con autorità, attenzione ai pazienti e capacità di portare innovazione dentro sistemi sanitari complessi. Per questo il settore chiede profili specializzati e aggiornati.

L’Italia occupa da anni una posizione importante nella produzione farmaceutica europea. Le imprese del comparto investono in ricerca, esportano, collaborano con università, ospedali e centri clinici. La crescita internazionale amplifica il bisogno di figure capaci di comprendere mercati, normative e modelli di accesso. Un professionista del pharma deve saper leggere il prodotto, ma anche il contesto, politiche sanitarie, sostenibilità economica, bisogni clinici, concorrenza e relazioni istituzionali.

Questa evoluzione rende il settore interessante anche per laureati e professionisti provenienti da percorsi diversi. Biotecnologie, farmacia, chimica, medicina, economia, ingegneria gestionale, comunicazione scientifica e diritto possono trovare spazi specifici. La chiave consiste nel tradurre la propria base disciplinare in competenze di settore, perché il pharma usa un linguaggio proprio e richiede attenzione rigorosa ai processi.

Il master farmaceutico di 24ORE Business School rientra nell’area Sanità, Pharma e Biomed, da cui poter attingere a diversi percorsi dedicati al marketing farmaceutico, management sanitario, biomedicale, comunicazione scientifica, agli affari regolatori e alle nuove competenze richieste dall’innovazione.

Un percorso formativo in ambito pharma deve tenere insieme conoscenza del mercato, casi aziendali, lessico regolatorio e capacità manageriali. Conoscere il prodotto rappresenta il punto di partenza: occorre anche capire come arriva al paziente, come si costruisce una strategia di accesso, come si dialoga con stakeholder clinici e istituzionali, come si rispettano vincoli di qualità e compliance. Questo rende la formazione un passaggio utile per chi ambisce a ruoli più strutturati.

24ORE Business School porta in questa area la propria esperienza nella formazione professionale e un network aziendale ampio. Docenti provenienti dal settore, formule full time o executive e contatto con realtà partner offrono un approccio vicino al mercato. In un comparto che unisce export, innovazione e impatto sociale, la qualificazione delle competenze diventa una condizione per contribuire a una filiera sempre più strategica.

Il legame tra export e occupazione mostra anche l’importanza delle filiere. Un farmaco arriva al mercato attraverso ricerca, produzione, confezionamento, controlli qualità, distribuzione, informazione scientifica e monitoraggio post-commercializzazione. Ogni passaggio coinvolge competenze specialistiche e responsabilità elevate. La crescita delle esportazioni amplifica questa domanda perché richiede conoscenza di mercati, standard regolatori e coordinamento internazionale.

Il comparto valorizza inoltre la collaborazione tra professionalità diverse. Ricercatori, farmacisti, manager, esperti di market access, specialisti regolatori e professionisti della comunicazione scientifica lavorano dentro una filiera interconnessa. Comprendere il ruolo di ciascuno aiuta a orientarsi e a scegliere il percorso più coerente.

La crescita dell’export rende ancora più evidente il valore delle competenze. Un settore strategico cerca persone capaci di dialogare con scienza, regole e mercato. La formazione specialistica aiuta a costruire questo ponte e offre una lettura concreta delle opportunità professionali che ruotano intorno al farmaco, alla sanità e alle tecnologie biomediche.


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