Chi decide che l’aeroporto di Catania deve chiudere? E perché a volte viene chiuso tutto lo spazio aereo e altre volte soltanto alcuni dei 14 settori? Quali sono le procedure da seguire? Sono le domande del momento e le risposte fanno parte di un sistema organizzato per competenze con più attori coinvolti dalla Sicilia alla […]
Etna, quando e perché chiude l’aeroporto di Catania: tra Vona, vento e Tolosa
Chi decide che l’aeroporto di Catania deve chiudere? E perché a volte viene chiuso tutto lo spazio aereo e altre volte soltanto alcuni dei 14 settori? Quali sono le procedure da seguire? Sono le domande del momento e le risposte fanno parte di un sistema organizzato per competenze con più attori coinvolti dalla Sicilia alla Francia. Il testo base che regola tutto è una circolare dell’ente nazionale per l’aviazione civile del 2020. Un documento fondamentale nato proprio per la gestione degli spazi aerei in presenza di attività eruttiva dell’Etna. Un vulcano che negli ultimi decenni ha mostrato un’attività più esplosiva, con episodi di forte emissione di cenere diventati sempre più frequenti.
I messaggi Vona e il monitoraggio dell’Ingv
Uno strumento fondamentale è il bollettino Vona, cioè il messaggio con cui l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia osservatorio etneo comunica all’aviazione riguardo lo stato di attività dell’Etna. «I messaggi Vona forniscono principalmente due indicazioni: se c’è una quantità significativa e continua di cenere emessa dai crateri sommitali e se questa emissione interessa lo spazio aereo al di fuori dell’area sommitale», spiega a MeridioNews, Stefano Branca, direttore del dipartimento Vulcani dell’Ingv. Il codice arancione viene utilizzato quando l’emissione è presente ma non significativa, perché discontinua e limitata all’area sommitale. Il rosso, invece, scatta quando l’emissione diventa continua e intensa e la cenere può interessare, in base al vento, lo spazio aereo oltre l’area del vulcano.
«Per effettuare queste valutazioni l’Ingv – spiega Branca – utilizza soprattutto la rete di videosorveglianza, sia nel visibile sia nel termico, insieme alle osservazioni sul campo e agli altri strumenti disponibili nella sala operativa». Non esiste invece una tempistica fissa per l’emissione o l’aggiornamento di un Vona: «Vengono fatte delle valutazioni sulla base dell’evoluzione dell’attività. Oggi (Ieri per chi legge, ndr), per esempio, c’è stata una modifica significativa e quindi è stato cambiato il Vona». Un sistema, è bene precisarlo, ormai consolidato, spiega Branca, che l’Ingv utilizza da circa dieci anni per gestire le crisi eruttive. «Nel 2021 vorrei ricordare che ci sono stati 60 episodi parossistici e tutto è stato gestito proprio attraverso i Vona».
Il ruolo del Nucleo di coordinamento operativo di Fontanarossa
In caso di «significativa attività eruttiva dell’Etna» con immissione di cenere la direzione aeroportuale della Sicilia orientale convoca l’unità di crisi e il Nucleo di coordinamento operativo per l’aeroporto di Catania, comunemente indicato nei bollettini come NCO. Ed è proprio il nucleo operativo, in base alle informazioni pervenute, ad esprimere le valutazioni tecnico operative in base alle quali, con provvedimento Enac emesso dalla direzione aeroportuale Sicilia orientale, vengono interdette le operazioni di volo in alcune porzioni dello spazio aereo. A fare parte dell’NCO di Catania sono il responsabile della direzione aeroportuale della Sicilia orientale, un responsabile Enav (Ente nazionale assistenza al volo), un rappresentante dell’aeroporto e un esperto controllore del traffico aereo dell’aeronautica militare. Il provvedimento che dispone una limitazione viene tradotto nelle informazioni aeronautiche attraverso un NOTAM, che rende noto agli operatori la nuova condizione dello spazio aereo.
L’apertura degli spazi aerei e il ripristino delle operazioni di volo
Come si arriva al ripristino delle operazioni di volo? In questo caso bisogna considerare il ruolo svolto da un un altro attore, ossia il Toulouse Volcanic Ash Advisory Center, una sorta di centrale meteorologica internazionale della cenere vulcanica. In Francia non si decide se l’aeroporto di Catania deve chiudere o aprire, perché non gestisce direttamente il traffico aereo: vengono però raccolte le informazioni sull’eruzione, viene individuata la nube di cenere, stimata la posizione e soprattutto viene previsto come e dove si sposterà nell’atmosfera.
Dal centro di Tolosa viene emesso il VAA (Volcanic Ash Advisory) e al verificarsi di determinate condizioni si può valutare la riapertura. Le ipotesi sono tre: la nube di cenere vulcanica non è identificabile dai dati satellitari, la cenere viene riportata al di fuori degli spazi aerei d’interesse e, infine, non è prevista la presenza di cenere vulcanica. Quando si verifica una di queste condizioni il Nucleo di coordinamento operativo per l’aeroporto di Catania determina il ripristino totale o parziale delle operazioni di volo.
Cosa succede agli aerei con la cenere vulcanica
La presenza di cenere vulcanica in atmosfera rappresenta un rischio concreto per gli aerei, come dimostrano alcuni incidenti del passato risalenti agli anni ’80. Tra i casi ricordati su Facebook dal vulcanologo Boris Behncke c’è anche quello del 26 aprile 2000, quando un aereo partito da Catania e diretto a Milano incontrò materiale vulcanico durante la salita e fu costretto a rientrare effettuando un atterraggio d’emergenza.
I rischi se si vola all’interno di una nube di cenere possono infatti essere molteplici. Dal danneggiamento dei motori a turbina fino allo spegnimento degli stessi in caso di prolungata esposizione alla cenere. C’è poi quello che viene definito «effetto abrasivo» sulle superfici esposte dell’aeromobile come ali, carrello, antenne, luci e sistemi antighiaccio. L’effetto abrasivo può comportare anche l’opacizzazione della cabina di pilotaggio «con una possibile riduzione o perdita di visibilità verso l’esterno». La cenere può anche penetrare negli impianti di condizionamento dell’aria e può contaminare gli apparati elettronici e i sistemi idraulici dell’aereo.