Una strada intitolata a Boris Giuliano con una qualifica che non gli apparteneva. È l’errore del Comune di Castellana Sicula, centro delle Madonie, nel Palermitano, dove sulla targa dedicata all’ex capo della Squadra mobile di Palermo il poliziotto viene definito «politico». Giuliano fu ucciso dalla mafia il 21 luglio 1979, quando Leoluca Bagarella gli sparò […]
Foto di Selima Giorgia Giuliano
Castellana Sicula, strada intitolata a Boris Giuliano come «politico»: protesta la figlia
Una strada intitolata a Boris Giuliano con una qualifica che non gli apparteneva. È l’errore del Comune di Castellana Sicula, centro delle Madonie, nel Palermitano, dove sulla targa dedicata all’ex capo della Squadra mobile di Palermo il poliziotto viene definito «politico». Giuliano fu ucciso dalla mafia il 21 luglio 1979, quando Leoluca Bagarella gli sparò alle spalle, colpendolo con sette colpi di pistola. A contestare la definizione riportata sulla targa, con un post pubblicato su Facebook, è la figlia Selima Giorgia Giuliano, sovrintendente ai Beni culturali.
La protesta della figlia
«Il vedere una strada intitolata a mio padre a Castellana Sicula dovrebbe essere soltanto motivo di orgoglio. E invece, accanto al suo nome, leggo la definizione politico», afferma Selima Giorgia Giuliano.m «Mio padre non era un politico. Era un poliziotto. Un servitore dello Stato, ucciso dalla mafia», aggiunge, sottolineando il peso delle parole quando vengono utilizzate su una targa destinata a consegnare una persona alla memoria della comunità.
Per la figlia non si tratterebbe di una semplice imprecisione: «Serve studio, conoscenza e volontà di fare un approfondimento. Non è una questione di titoli, non è contro il ruolo del politico e non è una semplice imprecisione. È una questione di verità e di rispetto».
«La memoria non può essere approssimativa»
Selima Giuliano insiste quindi sul significato della targa e sul messaggio che dovrebbe trasmettere alle future generazioni. «Chi passerà da quella strada negli anni a venire deve sapere chi era quell’uomo e perché il suo nome è lì. A questo servono le targhe», spiega. E conclude: «La memoria non può essere approssimativa. La memoria è anche verità».