È stata presentata oggi a palazzo dei Normanni la relazione annuale della Commissione Antimafia dell’Assemblea Regionale Siciliana, presieduta da Antonello Cracolici. Un documento di 24 pagine che traccia un ritratto aggiornato della criminalità organizzata nell’Isola: una mafia acefala ma attiva, che si adatta ai tempi e muta strategie pur di mantenere il controllo sul territorio. […]
La mafia che cambia volto: la relazione annuale della Commissione Antimafia dell’Ars
È stata presentata oggi a palazzo dei Normanni la relazione annuale della Commissione Antimafia dell’Assemblea Regionale Siciliana, presieduta da Antonello Cracolici. Un documento di 24 pagine che traccia un ritratto aggiornato della criminalità organizzata nell’Isola: una mafia acefala ma attiva, che si adatta ai tempi e muta strategie pur di mantenere il controllo sul territorio.
«Senza cupola, ma tutt’altro che scomparsa», è il messaggio chiave che emerge dal testo, frutto di un intenso lavoro svolto nel corso del 2025: 47 sedute, 5 inchieste e 45 audizioni con prefetti, magistrati, forze dell’ordine e giornalisti. Cosa Nostra, sebbene «tesa costantemente alla ricostituzione della cupola», continua a infiltrarsi nell’economia legale e a riciclare capitali illeciti.
Il pizzo come simbolo di potere
Uno dei dati più significativi riguarda l’evoluzione del racket delle estorsioni. Secondo la Commissione, il pizzo oggi assume un valore «simbolico» più che economico: non serve tanto a riempire le casse dell’organizzazione, quanto a riaffermare il controllo sul territorio. Le somme richieste possono essere modeste, ma impongono a commercianti e imprenditori di riconoscere l’autorità mafiosa.
Paradossalmente, all’aumento dei casi di racket corrisponde un crollo delle denunce, definite «scarsissime, quasi nulle». Gli inquirenti si imbattono in queste pratiche solo attraverso altre indagini, mentre le vittime si trovano di fronte a un bivio: denunciare o essere accusate di complicità. La relazione segnala anche un «indebolimento» dell’associazionismo antiracket rispetto al passato.
Armi, droga e boss in libertà
Tra i dossier più preoccupanti figurano la diffusione di armi da guerra con «fini dimostrativi e intimidatori», fenomeno tornato alla ribalta per le recenti sparatorie con kalashnikov a Catania e Palermo, e la capillarizzazione del crack, che dalle due principali città della Sicilia si è esteso a molte altre aree dell’isola. Il traffico di stupefacenti resta la principale fonte di guadagno, con Cosa Nostra che consolida rapporti con la ‘Ndrangheta e altre realtà criminali internazionali.
Particolarmente allarmante è il ritorno in libertà di boss condannati tra gli anni Novanta e Duemila, che sono riusciti a reinserirsi nelle dinamiche mafiose e a mantenere reti di relazioni con esponenti dell’economia e delle istituzioni. A ciò si aggiunge il fenomeno dei cellulari introdotti illegalmente nei penitenziari, che permette ai capi di «continuare ad esercitare il proprio ruolo di comando anche dal carcere». La Commissione chiede un «urgente rafforzamento» delle misure per arginare questa piaga.
Le inchieste: dai lidi all’elisoccorso
Cinque le inchieste condotte, che hanno acceso i riflettori su nodi cruciali del rapporto tra mafia e pubblica amministrazione. Dal caso Mondello, che ha portato alla richiesta di revoca della concessione demaniale, a quello sull’elisoccorso regionale, con approfondimenti avviati su segnalazione di Margherita La Rocca Ruvolo. Analisi che ha portato la Commissione a chiedere al governo Schifani riforme tempestive e il rafforzamento dei controlli.
«La Commissione antimafia serve a ricordare che la mafia non è una pagina del passato ma un fatto di cronaca», ha dichiarato il presidente Cracolici nella conferenza stampa di presentazione. Una fotografia impietosa di un fenomeno che, pur cambiando pelle, continua a rappresentare una minaccia concreta per la Sicilia e la sua economia.