Foto di Dario De Luca

La commissione Antimafia a Catania. «In città 42 piazze di spaccio ma la repressione non basta»

Le sparatorie a Catania? «Gli investigatori non le collegano a personaggi riconducibili ad organizzazioni mafiose, ma più che altro ci sono persone che aspirano a farne parte. Questi scontri a fuoco sono spesso collegati a questioni relative al traffico di droga». Così Antonello Cracolici, presidente della commissione regionale Antimafia all’Assemblea regionale siciliana al termine del vertice che si è tenuto oggi in prefettura. Una mattinata di confronto con i massimi esponenti dell’ordine pubblico del capoluogo etneo per fare il punto su quanto sta accadendo in città. Un fenomeno, quello delle sparatorie, non riconducibile solo agli ultimi giorni ma che caratterizza Catania ormai da diversi anni.

Catania e la droga

Catania, come conferma lo stesso Cracolici, si conferma uno degli hub principali della droga. Non solo per quanto riguarda le grosse forniture ma anche per la vendita al dettaglio: «Abbiamo appurato che solo in questa città ci sono 42 piazze di spaccio oltre ad essere la provincia in cui la polizia ha sequestrato 160 chilogrammi di cocaina in soli sei mesi – spiega – Catania è quindi un centro di smistamento e il fenomeno del controllo del traffico di droga è in mano alle famiglie mafiose». La mafia in città, ma era abbastanza chiaro, è viva e vegeta con una successione che all’interno dei clan si tramanda di generazione in generazione.

Quali sono le soluzioni? La funzione repressiva, anche per Cracolici, rimane importante nonostante il presidente abbia posto l’accento sulla questione sociale, in particolare nei quartieri periferici. «Abbiamo bisogno di alzare il livello di contrasto sia per quanto riguarda la repressione ma pure nel campo della prevenzione».

Catania a mano armata: 27 sparatorie in 19 mesi

Negli ultimi 19 mesi Catania, come analizzato in un approfondimento di MeridioNews, ha registrato una preoccupante escalation della violenza armata: 27 sparatorie, un morto, 14 feriti, 12 episodi intimidatori e quasi 500 colpi esplosi. Una situazione che ha spinto la Commissione regionale Antimafia a convocare un vertice in città con prefetto e forze dell’ordine. L’ondata di violenza richiama quella già vissuta nell’estate del 2025, quando anche la Commissione parlamentare Antimafia si occupò del fenomeno.

Le sparatorie si concentrano soprattutto nei quartieri periferici di Librino, Trappeto, San Giovanni Galermo e nel centro storico, nel rione San Cristoforo. Sullo sfondo emergono le tensioni interne al clan Cappello e il ruolo crescente di giovani affiliati impegnati nel controllo delle piazze di spaccio. Ricorrenti sono gli assalti in scooter e i colpi di arma da fuoco contro attività commerciali, spesso legate a famiglie vicine agli ambienti mafiosi. Il fenomeno, però, non è recente: già nel 2023 e nel 2024 la città aveva vissuto una lunga scia di sparatorie, proseguita anche durante la visita del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Nonostante il rafforzamento dei controlli e le operazioni straordinarie delle forze dell’ordine, la violenza non si è arrestata.


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