Una passeggiata che è diventata un sopralluogo all’interno delle riserva Bosco d’Alcamo di monte Bonifato e alla Funtanazza, in provincia di Trapani. Un luogo da troppo tempo abbandonato «e su cui restano incuria e criticità – dicono a MeridioNews gli attivisti di Muschio Ribelle -. Anche dopo i lavori costati circa 380mila euro di fondi […]
La riserva Bosco d’Alcamo dopo il progetto da 400mila euro: «Servizi non funzionanti, rifiuti e sterpaglie»
Una passeggiata che è diventata un sopralluogo all’interno delle riserva Bosco d’Alcamo di monte Bonifato e alla Funtanazza, in provincia di Trapani. Un luogo da troppo tempo abbandonato «e su cui restano incuria e criticità – dicono a MeridioNews gli attivisti di Muschio Ribelle -. Anche dopo i lavori costati circa 380mila euro di fondi pubblici». Che a marzo avevano presentato il progetto per un Centro popolare di protezione ed educazione ambientale. Prima di scoprire che l’ex provincia era già nella fase finale delle trattative per l’affidamento ai privati per la Funtanazza di Alcamo. «Su questo fronte – confermano – tutto è rimasto ancora immobile». Un po’ come i fondi spesi per il progetto su Bosco d’Alcamo. «Volevamo celebrare il 42esimo anniversario dell’istituzione della riserva – riassumono gli attivisti – e, invece, abbiamo quasi commemorato la bellezza di quel luogo».
I lavori fantasma al Bosco d’Alcamo
Rubinetti installati, ma senza acqua. Tavoli posizionati in una sorta di area pic-nic, dove i bagni non funzionano. Sterpaglie secche dove avrebbero dovuto essere piantati nuovi alberi. Sono solo alcuni dei problemi emersi nel corso del monitoraggio civico da parte di un gruppo di cittadini e attivisti. Che adesso chiedono alle istituzioni «di intervenire e collaborare per rigenerare questi spazi. Abbiamo invitato il sindaco di Alcamo e il presidente dell’ex provincia per il pomeriggio del 25 luglio – aggiungono -. Che, tra l’altro, è una data simbolica per la lotta antincendio». Il giorno in cui, nel 2023 e nel 2025, la Sicilia occidentale è stata colpita da gravi roghi, come quello alla riserva dello Zingaro. Ma anche la data in cui, nel 2024, è stata riaperta la Funtanazza – con un’occupazione e il successivo sgombero – e si è formata un’assemblea popolare che ha attivato la guardiania popolare antincendi.
Dalla spazzatura alla muffa
«Abbiamo iniziato a prenderci spontaneamente cura di quel luogo ormai due anni fa – ricordano da Muschio Ribelle – e non abbiamo intenzione di smettere». Prima ancora dei fondi, nel progetto degli attivisti c’è l’obiettivo di fare diventare bosco d’Alcamo un bene comune. Intanto, però, bisogna fare i conti con la realtà. Che è fatta di cumuli di spazzatura all’interno della Casa del Boscaiolo. «Una struttura che, nonostante siano finiti gli interventi di ristrutturazione, è in stato di abbandono e non può essere usata dalla collettività». Peggio va alla Funtanazza, dove pareti e tetto sono colme di muffa.
Il giardino botanico che non c’è
«Ad amareggiarci, poi, è stato il giardino botanico che non c’è», aggiungono gli attivisti. Il progetto prevedeva la piantumazione di 300 giovani alberi appartenenti a dieci specie caratteristiche della riserva. «E già solo l’attività di ricerca delle essenze vegetali da impiantare – fanno notare – è costata 20mila euro. Eppure, durante il monitoraggio civico, nell’area recintata abbiamo trovato solo sterpaglie, erba alta e poche decine di piantine rinsecchite. Ancora dentro dei piccoli vasi, senza alcuna traccia dell’impianto previsto nel progetto». E non solo. Secondo il piano, circa 500 alberi morti a causa degli incendi avrebbero dovuto essere tagliati. «È stato assunto un agronomo per svolgere un’indagine sulla loro stabilità – raccontano ancora -. Ma, nel corso del sopralluogo al Bosco d’Alcamo, abbiamo visto che alcuni sono caduti. E ci sembra quasi superfluo sottolineare il pericolo per la sicurezza delle persone e dell’ambiente, visto che siamo anche in piena stagione degli incendi».
Una riserva senza direttore né piani per il futuro
Problemi nuovi che si aggiungono a «una lunga serie di inadempienze sulla gestione della riserva. Non risulta pubblicato un piano di manutenzione né un piano di sistemazione della zona A – elencano da Muschio Ribelle -. Negli ultimi 15 anni, inoltre, non è mai stato nominato un direttore della riserva e nemmeno un consiglio provinciale scientifico». Tutti elementi su cui si chiede chiarezza. Anche alla luce del finanziamento da quasi 400mila euro del Fesr Sicilia 2014-2020 già investito. «Ciò che più ci preoccupa è l’assenza di una visione per il futuro della riserva e del monte Bonifato – concludono gli attivisti -. Si investono centinaia di migliaia di euro di risorse pubbliche, ma si lasciano le strutture chiuse ad ammuffire, i servizi inutilizzabili e gli spazi abbandonati. E ci fa anche rabbia, perché esiste invece una comunità che, da tempo, chiede di poterli vivere, gestire e valorizzare come beni comuni».