Da quattro anni vive con una scorta e con una quotidianità completamente cambiata. È la condizione raccontata dall’imprenditore palermitano Salvatore Testaverde, noto per aver denunciato richieste estorsive e pressioni riconducibili alla criminalità organizzata. Una vicenda che, nel suo caso, ha significato isolamento, protezione costante e soprattutto un forte impatto sulla vita familiare, dopo la scelta […]
Testaverde: «Vivo sotto scorta da quattro anni, mi hanno minacciato di morte»
Da quattro anni vive con una scorta e con una quotidianità completamente cambiata. È la condizione raccontata dall’imprenditore palermitano Salvatore Testaverde, noto per aver denunciato richieste estorsive e pressioni riconducibili alla criminalità organizzata. Una vicenda che, nel suo caso, ha significato isolamento, protezione costante e soprattutto un forte impatto sulla vita familiare, dopo la scelta di opporsi alle richieste del racket.
Minacce e pressioni alla famiglia
Testaverde ha raccontato a MeridioNews episodi di particolare gravità, riferendo minacce rivolte anche alla figlia e alla sua famiglia nell’ambito di presunte richieste estorsive. Un quadro che l’imprenditore riconduce a soggetti legati al clan di San Lorenzo e che, secondo quanto da lui denunciato, avrebbe avuto toni estremamente violenti. «Mi hanno aggredito, hanno aggredito la mia famiglia», ha spiegato, sottolineando la gravità delle intimidazioni subite e il clima di paura generato nel tempo. Episodi che, nel suo racconto, rappresentano uno dei punti più drammatici della sua vicenda personale.
Un fenomeno che continua a riemergere
L’imprenditore palermitano sostiene che il fenomeno delle estorsioni non si sia mai realmente interrotto e che, anzi, continui a manifestarsi sul territorio con nuove forme e richieste economiche. «Questi episodi stanno tornando», è il senso del suo allarme, che descrive un contesto ancora segnato da pressioni su imprenditori e cittadini e una netta condanna verso chi alimenta queste dinamiche.
Proprio per questo Testaverde ha voluto presenziare all’inaugurazione della sede, in corso Calatafimi a Palermo, della Fondazione Marco e Stefano Maiorana, in un momento di commemorazione condiviso con la sua amica Rossella Accardo. Un contesto che ha fatto da sfondo alla sua testimonianza, intrecciando memoria personale, impegno civile e riflessione sul fenomeno delle estorsioni in città. «Basta ragazzi con questa vita, che non porta da nessuna parte. Andate a lavorare piuttosto» è l’appello finale dell’imprenditore.