Le opere sopravvissute alla Strage di via dei Georgofili arrivano a Palermo, a pochi metri dai luoghi in cui sono cresciuti Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. È da qui che prende forma il programma delle commemorazioni per il 34esimo anniversario della Strage di Capaci e i 40 anni del Maxiprocesso di Palermo, in un intreccio […]
Dagli Uffizi a Palermo, la memoria che sfida la mafia: «La cultura è la vera risposta»
Le opere sopravvissute alla Strage di via dei Georgofili arrivano a Palermo, a pochi metri dai luoghi in cui sono cresciuti Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. È da qui che prende forma il programma delle commemorazioni per il 34esimo anniversario della Strage di Capaci e i 40 anni del Maxiprocesso di Palermo, in un intreccio di memoria, arte e riflessione sul presente.
Nel parco storico del Museo del Presente Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, negli spazi di Palazzo Jung, è stato inaugurato Il segno della Rinascita – Gli Uffizi e le opere recuperate dalla strage dei Georgofili, il progetto che porta per la prima volta in città le Gallerie degli Uffizi.
La mostra sarà visitabile fino al 19 luglio ed è promossa dalla fondazione Falcone insieme alla fondazione Federico II e all’Agenzia Italiana per la Gioventù. Le opere esposte sono quelle danneggiate o salvate dopo l’attentato mafioso che colpì Firenze nel 1993. Un legame simbolico che unisce Palermo e Firenze attraverso le ferite lasciate dalle stragi.
«Legare tutti i frammenti»
A spiegare il significato dell’iniziativa a Meridionews è Alessandro De Lisi, curatore del museo e tra gli ideatori del progetto che crea un gemellaggio tra vittime di stragi che sembrano lontane ma che in realtà hanno la stessa matrice. Secondo De Lisi oggi esiste «un’urgenza di presente: non basta ricordare separatamente le stragi del 1992 e del 1993, ma occorre mettere insieme ciò che quelle vicende hanno lasciato al Paese. Dobbiamo legare tutti i frammenti».
Indicando proprio nelle opere degli Uffizi esposte a Palermo il simbolo di questa connessione tra memoria civile e patrimonio culturale. «A 34 anni dalle stragi la risposta non può che essere la cultura», precisa ancora De Lisi. In questo contesto, il Museo del Presente viene immaginato come un luogo di memoria permanente e condivisa, capace di parlare alle nuove generazioni attraverso l’arte e la bellezza. «Quando l’arte e la memoria si uniscono – dice – noi vinciamo e la mafia perde».
La mafia che cambia volto
Il tema del presente attraversa inevitabilmente tutta la giornata. Perché mentre Palermo ricorda le vittime delle stragi, riaffiorano anche i segnali di una criminalità che continua a esistere, seppure con forme diverse. Il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani invita a non abbassare la guardia. «La mafia non è stata sconfitta», dice, sottolineando come oggi abbia cambiato struttura rispetto agli anni delle grandi guerre di Cosa nostra. «Prima c’era la mafia della cocaina e degli appalti, oggi si dà al racket e alle intimidazioni ai commercianti».
Per Schifani il rischio più grande riguarda il reclutamento delle nuove generazioni e la capacità della criminalità di insinuarsi nei contesti sociali più fragili. Per questo insiste sulla necessità di costruire percorsi alternativi per i giovani, attraverso educazione, sport e inclusione sociale. «Ognuno deve fare la propria parte», afferma, parlando della necessità di una risposta collettiva e costante.
Maria Falcone: «La mafia aspetta il sonno della società»
Tra i momenti più intensi della giornata ci sono le parole di Maria Falcone. Questa è infatti la prima commemorazione senza la sorella Anna Falcone. «Negli ultimi tempi, Anna non stava bene, ma adesso è presente da lassù». Poi il discorso torna inevitabilmente alla mafia di oggi e ai recenti episodi di violenza avvenuti a Palermo. «Quest’anno ci ha dimostrato ancora una volta che la mafia non ha abbassato la testa».
Maria Falcone evita di entrare nel merito delle questioni di ordine pubblico, che considera competenza delle forze dell’ordine, ma ribadisce la necessità di mantenere alta l’attenzione e soprattutto di non ripetere l’errore di pensare che la mafia sia stata definitivamente sconfitta. Secondo la presidente della Fondazione Falcone serve tornare allo spirito che seguì le stragi del 1992: «Un’azione corale forte, che continui a lavorare sul territorio», soprattutto nei contesti sociali in cui cresce la criminalità giovanile.
E proprio parlando della memoria delle stragi, Maria Falcone sottolinea come in Italia il rischio dell’oblio sia sempre presente. Il riferimento è anche alla strage dei Georgofili, spesso meno ricordata rispetto agli attentati siciliani. «Se non si parla, tutto ritorna nel buio – afferma -. Perché la mafia aspetta il sonno della società». Ed è forse questo il significato più profondo della giornata inaugurata oggi a Palermo: trasformare il ricordo in un esercizio continuo di consapevolezza collettiva. Attraverso la cultura, l’arte e la memoria.