A Picanello il funerale di Zicchinetta: dalle corse alla droga, l’ultimo saluto in calesse e fuochi

I palloncini color bronzo a comporre il suo soprannome: Zicchinetta. I fuochi d’artificio sparati in via Policastro, all’esterno della chiesa di Santa Lucia in Ognina. Ma, soprattutto, il feretro trasportato lungo il piazzale delle Universiadi sopra a un calesse trainato da un cavallo. Il quartiere Picanello, a Catania, nei giorni scorsi si è fermato per il funerale di Salvatore Puglisi, noto come Zicchinetta, morto a quasi 60 anni. Tra i principali protagonisti, nel 2019, del blitz Eredità sullo spaccio di droga nel quartiere. «Fai buon viaggio come volevi tu», è uno dei tanti messaggi, tra le decine di video-ricordo, comparsi su TikTok. Alludendo alla sua passione per le corse con i cavalli. Che, nel 2014, rese celebre Zicchinetta per una rovinosa caduta, durante una gara clandestina tra Pedara e Nicolosi, poi interrotta dalla polizia.

Zicchinetta, tra cavalli e blitz antidroga

Un funerale spettacolare quello per Zicchinetta, noto a Picanello non solo per i cavalli. Puglisi nel 2019 finì tra gli indagati principali dell’inchiesta dei carabinieri sulla gestione dello spaccio di droga nei pressi del campo scuola, a Picanello. Struttura sportiva a due passi dalla casa della famiglia Puglisi. E attorno alla quale erano stati organizzati pusher, vedette e lanciatori. Proprio la casa di Puglisi, in via Timoleone, secondo gli inquirenti era diventa una sorta di base logistica del sodalizio criminale. Un gruppo che, nei racconti del pentito Antonio D’Arrigo, non era inserito in nessuna fazione mafiosa cittadina, ma che avrebbe avuto la forza di impossessarsi di un pezzo di città per i propri affari legati allo spaccio di droga. «I Puglisi sono armati di pistole – diceva il pentito – e, in caso di problemi nella piazza di spaccio, intervengono i Morabito». Riferimento ai fratelli Angelo, Antonio e Rocco Morabito. Broker degli stupefacenti, partiti proprio da Picanello e collegati alla famiglia mafiosa Santapaola-Ercolano.

Gli affari a Picanello di padre in figlio

Insieme a Zicchinetta, nel blitz venne arrestato anche il figlio Filippo Puglisi. Un legame di sangue e affari, che diede lo spunto giusto agli investigatori per la scelta del nome da dare all’operazione: Eredità, appunto. Seguendo i movimenti del giovane, i carabinieri ricostruirono i turni dello spaccio in via Timoleone e l’organizzazione dei pusher. Compresi i nascondigli per le dosi di droga da vendere in strada: tra gli alberi del piazzale delle Universiadi, tra le auto parcheggiate, nelle panchine e anche dentro i paletti dissuasori di via Vezzosi. Nel 2024 la corte di Cassazione ha scritto anche l’ultimo atto di questa vicenda. Dichiarando inammissibili i ricorsi di diversi imputati, compresi Salvatore e Filippo Puglisi. Condannati il primo a 14 anni e il secondo a poco più di 10 anni.


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