Foto di Muschio Ribelle su Facebook

La mappa dei movimenti antincendio in Sicilia: «Le terre non bruciano se le ripopoliamo»

«Il terreno brucia perché diventa ambizione del potere di qualcuno». Parte da questo la scelta di vita che è diventata la tesi di laurea di Luca Castello. Siracusano dipendente di Banca d’Italia per lavoro ed educatore ambientale e di api-didattica per passione, nella sua tesi del corso di laurea in Culture moderne comparate dell’università di Torino ha analizzato la comparsa e l’organizzazione dei movimenti civici antincendioin Sicilia. E nei suoi Appunti per una narrazione di comunità è andato anche oltre. Anche perché di quella comunità, dal periodo della pandemia, lui è parte integrante. Dalla città, infatti, si è trasferito tra le campagne dell’altopiano ibleo. Da lì e da un’esperienza traumatica vissuta in prima persona nell’agosto del 2021, nasce l’idea di mappare i movimenti antincendio in Sicilia.

La battaglia tra patrimonio collettivo e interessi privati

«Tutto inizia con il fuoco», racconta a MeridioNews, che il 5 agosto di cinque anni fa ha seriamente compromesso la vallata in cui ha scelto di vivere. «Subito si è attivata una rete di vicinato per supplire alla carenza di servizi e infrastrutture». Da un’esperienza personale, germoglia la curiosità di capire come funziona altrove nell’Isola l’iniziativa di chi decide di entrare nella complessa battaglia tra patrimonio collettivo e interessi privati che sta dietro la cosiddetta emergenza incendi. «In Sicilia ho mappato una cinquantina di movimenti civici antincendio disseminati nell’Isola». Da gruppi di spegnimento a ronde di sorveglianza, da postazioni di guardiania a mappatura dei punti d’acqua. Ma c’è anche chi studia gli interessi locali, le necessità di interventi di pulizia, e le inadempienze degli enti locali e fa un lavoro di informazione e sensibilizzazione.

I movimenti civici antincendio in Sicilia

«Ogni gruppo è peculiare con caratteristiche e modalità non replicabili. Per questo – commenta Castello – non ha utilità consorziarli tutti». Ma ci sono anche dei tratti in comune. «In ogni contrada siciliana colpita dal fuoco, i movimenti civici antincendio nascono dall’evento traumatico – spiega -. Senza nessun coordinamento e senza alcun tipo di indirizzo da parte di enti superiori. Anzi spesso sono osteggiati dagli operatori ufficiali dell’emergenza e da una legislazione inadeguata. Spontaneamente, nella disgrazia, si cerca di colmare il vuoto istituzionale che sta portando all’abbandono e allo spopolamento delle campagne».

Dalle sentinelle del territorio al gruppo di Carnevale

Di base si parte sempre da una chat di gruppo, poi si passa dal vivo alle «assemblee delle buone intenzioni. La rete di vicinato a cui appartengo – afferma Castello – ha trovato opportuno iniziare mappando la zona». Che sta tra Noto, Palazzolo Acreide e Canicattini Bagni, in provincia di Siracusa. «Individuando percorsi di accesso ai diversi terreni e censendo le fonti d’acqua». Nel Trapanese, per esempio, gli attivisti di Muschio Ribelle sono diventati sentinelle del territorio. Mentre la rete del Maia (movimento antincendio indipendente Alcantara) ha stilato un vademecum divulgativo e «nell’edizione del 2025 del Carnevale di Francavilla di Sicilia hanno organizzato un gruppo mascherato. Vestiti da fuoco e cumuli di spazzatura hanno sfilato distribuendo materiale informativo per le vie della città». E, ancora, gli attivisti del Mai (movimento antincendio ibleo), che operano nel Val di Noto, hanno lanciato raccolte fondi per comprare strumenti di intervento e rendere l’azione capillare con canali di comunicazione differenziati per comune.

La stagione degli incendi non esiste più

«Sì è pensato a un coordinamento regionale dei diversi movimenti antincendio in Sicilia – dice Castello – ma non c’è una vera esigenza, perché manca una proposta politica da portare avanti». E non perché non ce ne sia bisogno. «L’azione istituzionale nei confronti dell’emergenza incendi è frammentata e insufficiente – lamenta – Una sala unica operativa è stata creata solo l’anno scorsa e nei Comuni manca il registro che dovrebbe raccogliere traccia di ogni particella catastale percorsa da fuoco». Nel 2024, 162 comuni sono stati commissariati per questa inadempienza. «Tutto questo in un’epoca in cui la stagione degli incendi non esiste più. E per comprendere le cause di ogni rogo – aggiunge Castello – bisogna inserirsi nelle dinamiche del singolo territorio. Ciascuno può averne di diverse, ma gli incendi rappresentano l’arma definitiva per il controllo del territorio».

«Ripopolare le terre di tessuto produttivo»

Per questo la soluzione non può essere solo una. «A breve termine, si dovrebbe agire su assunzioni e formazione dei forestali, mentre – analizza – pare che continui a convenire a tutti la dinamica del precariato. E la Regione si dovrebbe dotare di una flotta area propria per l’antincendio». Quelle su cui Castello, però, si sofferma di più sono le soluzioni a lungo termine che partono proprio dai movimenti antincendio in Sicilia. «Sicuramente non si può partire dal “tagliamo tutto così non brucia più niente“, come vorrebbero in molti. La soluzione – dice Castello – sarebbe ripopolare le terre di tessuto produttivo». Abitarle, viverle, renderle produttive e fornire di servizi. Rendere, insomma, appetibile il terreno. E non da chi vuole bruciarlo. «Inoltre, bisognerebbe lavorare seriamente per contrastare l’analfabetismo ambientale. Per poter riforestare prendendosi cura ma lasciando spazio alla natura, che – conclude – fa il suo lavoro meglio di noi».


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