Il camaleonte autonomista: l’Mpa di Lombardo tra fusione fredda e potere reale


Se la politica siciliana fosse un gioco di scacchi, Raffaele Lombardo sarebbe il giocatore che riesce a cambiare il colore dei propri pedoni a partita in corso. Mantenendo, però, il controllo della scacchiera. L’analisi delle ultime settimane di cronaca politica in Sicilia rivela, attorno al Movimento per l’Autonomia (MpA), un’evoluzione che va ben oltre la semplice cronaca parlamentare: siamo di fronte a una mutazione genetica strategica.

Il Patto di San Valentino (versione 2026): l’abbraccio con Forza Italia

La notizia che ha scosso i palazzi palermitani nelle ultime settimane è il consolidamento del patto tra Renato Schifani e Raffaele Lombardo. Quella che era nata come una federazione tecnica si sta trasformando in una confluenza politica strutturale. Gli iscritti all’MpA sono stati ufficialmente invitati a tesserarsi con Forza Italia. Non è una resa, ma un’opa (offerta pubblica d’acquisto) interna. L’obiettivo è blindare la segreteria regionale di Marcello Caruso – fedelissimo di Schifani – contro le fronde interne (ossia l‘area Mulè-Falcone) in vista del congresso azzurro. In cambio, Lombardo ottiene agibilità politica totale e il salvataggio di dossier a lui cari, come quello dell’Ast (Azienda Siciliana Trasporti).

Contraddizioni operative: autonomia o sopravvivenza?

Qui sorge la prima, grande contraddizione analizzata negli ultimi giorni. L’MpA nasce con l’obiettivo storico di rivendicare lo Statuto speciale e l’indipendenza decisionale della Sicilia rispetto a Roma. Vedere il partito confluire in una forza nazionale come Forza Italia sembra il tramonto dell’ideale autonomista in favore del pragmatismo gestionale. Gli avversari – e parte della base storica – accusano Lombardo di aver barattato l’identità del movimento per garantire la sopravvivenza dei propri quadri dirigenti nelle future liste elettorali. Per Lombardo, invece, si tratta di incidere dall’interno nel primo partito della coalizione di centrodestra, evitando l’isolamento che ha colpito altre formazioni civiche.

I dossier caldi: I consorzi di bonifica e l’Ast

Negli ultimi giorni, l’MpA è stato protagonista di una serie di fiammate all’Assemblea regionale siciliana. Il partito ha giocato un ruolo ambiguo nella recente bocciatura di alcune norme sui consorzi di bonifica, agendo come una opposizione interna. Per ricordare a Schifani che, senza i voti autonomisti, la maggioranza è un castello di carta. E rivendicando importanti incarichi di sottogoverno: perché la gestione della sanità in Sicilia e degli enti regionali resta il terreno dove l’MpA esercita il suo vero potere. La nomina di manager vicini all’area lombardiana è il segnale che, nonostante la fusione con Forza Italia, il marchio di fabbrica del leader di Grammichele resta impresso sulla gestione della spesa pubblica.

Populismo o realpolitik?

L’analisi delle ultime dichiarazioni di Lombardo mostra un uso sapiente della retorica autonomista applicata ai problemi contingenti. Quando parla di difesa del territorio contro il caro energia o di centralità siciliana nelle rotte del Mediterraneo, Lombardo compie un’operazione di populismo d’élite. Non parla alle piazze inferocite, ma ai centri di potere e ai ceti produttivi, promettendo che il suo movimento (anche sotto mentite spoglie azzurre) sarà l’unico vero garante degli interessi siciliani a Roma.

Il ritorno del Grande Vecchio

L’MpA di oggi non è più il partito che sfidava i colossi nazionali nel 2008. È diventato un’agenzia di servizi politici e consenso territoriale che si muove con la precisione di un orologio. La vera domanda che emerge nelle ultime settimane è: chi ha mangiato chi? Schifani è convinto di aver neutralizzato Lombardo assorbendolo in Forza Italia. Lombardo è convinto di aver preso il controllo del motore di Forza Italia per guidarla verso la propria riconferma come kingmaker della politica siciliana del prossimo decennio. Il 2026, con le sue scadenze elettorali, dirà chi ha fatto meglio i conti. Per ora, l’unica certezza è che l’autonomia, in Sicilia, ha smesso di essere un sogno, per diventare una raffinata tecnica di potere.


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