Luna di miele finita tra Meloni e Schifani: il commissariamento di fatto della Sicilia

Nonostante l’affinità politica tra il governo di Renato Schifani e quello di Giorgia Meloni, i recenti sviluppi mostrano come questa non sia più uno scudo sufficiente. Almeno non di fronte al rigore dei conti e alle procedure tecniche dei ministeri romani. Nel giro di pochi giorni, infatti, sono due i dossier della Regione Siciliana che hanno ricevuto contestazioni da parte del governo nazionale. Prima i ristori post-ciclone Harry e poi la nuova rete ospedaliera siciliana. Entrambi caldi. E urgenti. Portando a un commissariamento di fatto della Sicilia di Schifani da parte di Meloni. Tema tanto più delicato se si pensa alla prossima scadenza elettorale regionale del 2027.

Il ciclone Harry: lo scontro sulle coperture

Il ciclone Harry ha lasciato una ferita profonda, con danni stimati in oltre 2 miliardi di euro in tutto il Sud, di cui circa 740 milioni solo in Sicilia. Sebbene lo stato di emergenza nazionale sia stato dichiarato tempestivamente (nello stesso mese di gennaio), il piano di finanziamenti ha subito una brusca frenata a Roma. Il ministero dell’Economia e la Protezione civile nazionale hanno sollevato dubbi sulla rendicontazione delle somme urgenze presentate dalla Regione Siciliana. Il presidente Renato Schifani ha dovuto mettere una pezza con risorse proprie, stanziando circa 18 milioni di euro attraverso il Fondo Sicilia per le imprese. Proprio per sopperire ai ritardi dei flussi nazionali. Mentre l’’opposizione – PD e M5s – incalza, suggerendo che i fondi destinati a grandi opere, come il Ponte sullo Stretto, dovrebbero essere dirottati immediatamente sul ripristino idrogeologico. La tensione è alta: la Sicilia chiede certezze che il governo di Giorgia Meloni, tra i vincoli di bilancio, fatica a erogare con la rapidità richiesta.

Sanità: il richiamo sulla nuova rete ospedaliera

La bocciatura del piano di rimodulazione della rete ospedaliera è un colpo ancora più duro. Perché non si parla di un evento imprevedibile come un ciclone, ma della gestione strutturale della Regione Siciliana. I ministeri della Salute e dell’Economia hanno rispedito al mittente la bozza di rete ospedaliera. Le criticità sono croniche: troppi posti letto sulla carta in piccoli ospedali inefficienti e una cronica carenza di assistenza territoriale. Questo stop blocca il ricambio di personale e le nuove assunzioni. Senza un piano approvato, la Sicilia non può stabilizzare i precaribandire i concorsi necessari per svuotare i pronto soccorso intasati. Questioni che hanno fatto classificare la Sicilia penultima in Italia per i Livelli essenziali di assistenza, nell’ultimo rapporto Gimbe. La promozione ministeriale del piano è subordinata a un taglio netto delle inefficienze: una scelta che, però, è politicamente costosissima per Schifani. Poiché significherebbe chiudere o ridimensionare presidi locali difesi dai sindaci del territorio.

Isolamento tecnico o scelta politica?

Quello che emerge è un paradosso: due alleati politici, Schifani e Meloni, davanti a un commissariamento di fatto del governo della Sicilia. A cui Roma sta chiedendo di comportarsi come una regione ordinaria in termini di rigore finanziario. Ignorando, in parte, le specificità dell’autonomia speciale. Dall’altra parte, il governo regionale fatica a trasformare le dichiarazioni di intenti in atti amministrativi che reggano al vaglio dei tecnici ministeriali. Se non si sbloccherà rapidamente il dialogo, il rischio per il governo regionale è di arrivare alle elezioni 2027 con un sistema sanitario paralizzato e un territorio ancora devastato dai detriti del ciclone Harry. La luna di miele tra Palermo e Roma è finita: ora inizia la stagione dei conti che farebbero meglio a tornare. In cui si gioca anche la scelta di chi dovrà guidare il nuovo esecutivo regionale, con un pre-pensionamento del presidente Schifani.


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