Il 2026 sarà un anno chiave per la politica siciliana. In primavera circa 700mila cittadini saranno chiamati alle urne in 61 Comuni dell’Isola per il rinnovo dei sindaci e dei consigli comunali. Un appuntamento rilevante non solo sul piano locale, ma anche come banco di prova degli equilibri politici regionali, in vista delle elezioni del […]
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Schifani sotto esame: le amministrative come test per la leadership regionale
Il 2026 sarà un anno chiave per la politica siciliana. In primavera circa 700mila cittadini saranno chiamati alle urne in 61 Comuni dell’Isola per il rinnovo dei sindaci e dei consigli comunali. Un appuntamento rilevante non solo sul piano locale, ma anche come banco di prova degli equilibri politici regionali, in vista delle elezioni del 2027.
La tornata delle amministrative coinvolge centri di rilevanza strategica che fungono da termometro politico per l’intera regione. Sebbene le tre città metropolitane – Palermo, Catania e Messina – non siano chiamate al voto per il rinnovo dei sindaci, la sfida in Comuni come Marsala, Agrigento, Enna e numerosi centri sopra i 15.000 abitanti assume un valore nazionale. Le amministrative saranno anche l’atto finale di una lunga partita a scacchi tra Renato Schifani e i suoi alleati-rivali.
Se il centrodestra riuscirà a mantenere la guida dei principali Comuni, Schifani potrà rivendicare la bontà della sua azione di governo e puntare a una riconferma per il 2027, nonostante le critiche al suo centrismo. Al contrario, una debacle nei centri medi o una affermazione netta dei candidati di Fratelli d’Italia rispetto a quelli di Forza Italia aprirebbe la strada a una richiesta formale di cambio della guardia alla presidenza.
Il sistema elettorale siciliano e la soglia del 40 per cento
Le elezioni in Sicilia seguono regole peculiari derivanti dall’autonomia speciale. La soglia per l’elezione diretta del sindaco al primo turno è fissata al 40 per cento, un meccanismo che favorisce le coalizioni ampie ma che, al contempo, esaspera la competizione interna tra le liste per il raggiungimento dello sbarramento del 3 per cento. Il premio di maggioranza del 60 per cento garantisce stabilità al vincitore, ma la composizione delle giunte resta spesso ostaggio dei pesi elettorali definiti dalle singole liste collegate.
Forze in campo e schieramenti: il centrodestra tra egemonia e frammentazione
Il centrodestra si presenta all’appuntamento del 2026 come il blocco favorito, ma minato da una competizione fratricida per la leadership futura della regione. Fratelli d’Italia, forte del mandato ricevuto da Roma e della crescita nei sondaggi, non accetta più un ruolo di comprimario rispetto a Forza Italia. Questo si traduce in una casting serrato per i candidati sindaci, dove i meloniani cercano di imporre figure di rottura rispetto alle vecchie guardie centriste.
Forza Italia, la resistenza dei moderati e il ruolo della Lega
Il partito del presidente Renato Schifani, pur essendo il perno del governo regionale, deve difendersi dall’assalto di FdI. La strategia di Forza Italia è quella di valorizzare figure come Edmondo Tamajo, assessore alle Attività Produttive e recordman di preferenze, per dimostrare che il radicamento territoriale resta una prerogativa azzurra. Tuttavia, le correnti interne, come quella che fa capo a Giorgio Mulè o l’asse siracusano legato alla Calabria di Roberto Occhiuto, rendono difficile una gestione unitaria delle candidature amministrative.
La Lega in Sicilia ha vissuto fasi alterne. Il ritorno al potere di Luca Sammartino, rinominato assessore all’Agricoltura dopo vicende giudiziarie che ne avevano causato le dimissioni, ha ridato fiato al partito di Matteo Salvini nell’isola. La Lega punta tutto sulla gestione di dossier pesanti come la crisi idrica e la pesca per mantenere il proprio consenso nelle aree rurali e costiere, cercando alleanze tattiche con il Movimento per l’Autonomia di Raffaele Lombardo per contrastare l’avanzata di Fratelli d’Italia.
Il campo largo: prove di alleanza tra PD e M5S
L’opposizione al governo si declina in Sicilia con il tentativo di strutturare un campo largo che metta insieme il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle e le forze civiche progressiste. La vittoria di Roberto Fico in Campania nel 2025 è stata letta come un segnale incoraggiante per replicare lo schema nell’Isola.
Il Pd, la strategia di Elly Schlein e il Movimento 5 stelle
Il Pd siciliano ha abbracciato la linea dell’opposizione dura sui temi della sicurezza, degli stipendi e delle infrastrutture. Elly Schlein ha visitato la Sicilia in più occasioni nel febbraio 2026, lanciando un’offensiva contro la riforma della giustizia e la gestione delle emergenze regionali. Tuttavia, il partito resta diviso internamente sulla gestione delle alleanze locali: se a livello regionale l’intesa con il M5S sembra solida, nei Comuni emergono spesso divergenze sui nomi dei candidati, con i signori delle preferenze locali del PD che faticano ad accettare i diktat ideologici dei pentastellati.
Il M5S continua a rappresentare una forza significativa in Sicilia, ma deve dimostrare di saper passare dalla protesta alla proposta amministrativa. Il coinvolgimento di figure come Giuseppe Antoci o l’ex presidente della Camera Roberto Fico nella strategia nazionale ha dato lustro al movimento, ma nelle amministrative del 2026 i pentastellati dovranno confrontarsi con la realtà delle liste civiche e del voto di preferenza, storicamente un terreno ostile per il Movimento. Ad Agrigento, ad esempio, una parte consistente del M5S e del PD ha scelto di inabissare il proprio simbolo per confluire in una lista civica a sostegno di un candidato moderato, evidenziando una tattica di mimetismo politico volta a intercettare il voto d’opinione deluso dal centrodestra.
Ismaele La Vardera e il progetto Controcorrente
Una delle novità più rilevanti nel panorama delle opposizioni è rappresentata da Ismaele La Vardera. Dopo la rottura con Cateno De Luca e il passaggio al Misto nell’ottobre 2024, il deputato palermitano ha fondato il movimento Controcorrente, posizionandosi come una voce critica e radicale all’interno dell’Ars.
Il 14 febbraio 2026, La Vardera ha ufficialmente annunciato la propria candidatura alla presidenza della Regione per le elezioni del 2027, ponendo il suo movimento a disposizione del fronte progressista ma rivendicando un’autonomia metodologica basata sulla proposta e protesta. Nelle amministrative 2026, La Vardera punta a testare il consenso attraverso un tour itinerante in camper, cercando di intercettare l’elettorato deluso dai partiti tradizionali.
La variabile impazzita: Cateno De Luca e il polo autonomista
Cateno De Luca rimane il masaniello della politica siciliana, capace di scompaginare ogni calcolo elettorale. Dopo aver conquistato Messina e Taormina e aver ottenuto un clamoroso 24 per cento alle scorse regionali, De Luca si pone come il terzo incomodo tra i due blocchi principali. Il suo movimento punta a presentare liste in tutti i principali Comuni al voto nel 2026, rivendicando un modello di governo autonomista e civico che rifiuta sia la conservazione del centrodestra sia l’ideologia del campo largo.
De Luca ha dichiarato di non voler elemosinare alleanze, ma di essere aperto al dialogo con chiunque accetti un programma di cambiamento radicale. La sua forza risiede nella capacità di mobilitazione personale e in un linguaggio diretto che parla alle fasce più colpite dalla crisi economica. Nelle amministrative 2026, il peso di De Luca potrebbe essere determinante per portare i candidati al ballottaggio o per decidere le sorti del secondo turno attraverso accordi di desistenza o apparentamenti formali.