Nuova linea ferroviaria Palermo-Catania-Messina: lavori in ritardo alla ricerca d’acqua, operai e soldi

Quasi metà dell’opera, ma solo sulla carta. Iniziata nel 2023 e da finire nel 2029, prosegue tra i ritardi la nuova linea ferroviaria Palermo-Catania-Messina. Che promette di collegare gli estremi dell’Isola in due ore, rispetto alle tre attuali e precedenti. Prospettive che sembrano scontrarsi con diversi problemi negli oltre 8 lotti in cui è divisa l’opera. Specie nella parte centro-occidentale dell’Isola: tra mancanza d’acqua e di operai. Ma non solo. Una situazione peggiorata dopo il benservito del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini a diversi commissari, tra cui quello per la Sicilia Filippo Palazzo. Rimettendo i poteri a Rfi. «Nessuno si aspettava delle risorse per la rete ferroviaria siciliana. E, quando sono venute fuori, si è proceduto senza alcuna visione su specificità e necessità territoriali», riassume a MeridioNews Giovanni Pistorio, segretario Fillea Cgil in Sicilia. Un’ubriacatura comune da fondi Pnrr, insomma, che però sta già mostrando i suoi limiti. E ritardi.

A Palermo lavori fermi per la mancanza d’acqua

Nel Palermitano ricadono tre lotti della nuova linea. La coppia di lotti 1-2 da Fiumetorto a Lercara diramazione e il lotto 3 fino a Caltanissetta Xirbi. Con lavori anche in 4 stazioni: una nuova a Valle Torto e l’ammodernamento di quelle a Cerda, Lercara e Vallelunga. Ma, soprattutto, con oltre metà del tracciato in tunnel. Da scavare con 9 macchine Tmb, che consumano 6 litri d’acqua al secondo: quanto un paesino di 2400 persone. Ciascuna. Una merce troppo rara in Sicilia. Tanto che lo stesso consorzio Webuild, nella scheda dedicata al progetto, parla di «efficientamento dei consumi idrici» e «raccolta e riuso delle acque meteoriche». Ma non si sa ancora come.

«Su 600 operai previsti ce ne sono circa 25 – spiega Piero Ceraulo, segretario Fillea Cgil Palermo -. Si pensa a un tunnel sotterraneo che, con un sistema di pulizia, porti l’acqua da Termini Imerese a Marianopoli per alimentare lo scavo meccanizzato». Un piano il cui destino provoca domande a cascata. «Abbiamo chiesto a Webuild che, a sua volte, dice di aver chiesto a Rfi. Senza risposte su cosa fare e come muoversi». Pare impossibile, così, garantire la scadenza dei lavori. E l’attivazione dell’intera tratta potenziata: «Avremmo dovuto essere già in galleria con lo scavo – conclude il sindacalista -. È un’impasse rischiosa e pure pericolosa perché, se i lavori non partono davvero e senza neanche i cantieri del Super bonus, la situazione occupazionale in provincia torna drammatica».

Le incognite sui lavori a Caltanissetta ed Enna

Il centro della Sicilia è interessato da altri tre lotti, ognuno col suo destino. C’è il lotto 4a, da Caltanissetta Xirbi alla nuova stazione di Enna. Previsto entro il 2027 «ma, di 5 Tbm previste, al momento solo una è montata e un’altra parcheggiata», spiega Salvo Carnevale, segretario Fillea Cgil Enna. Un problema legato alle varianti del progetto esecutivo e alla difficoltà di reperire la manodopera specializzata. «Ci sono circa 80 operai, che a breve dovrebbero raddoppiare – continua il sindacalista -. Ma li stanno formando all’interno». C’è poi il lotto 4b, dalla nuova stazione di Enna a quella ammodernata di Dittaino. Una nuova linea «quasi tutta in gallerie e viadotti», spiega Webuild, da concludere entro quest’anno.

Qui a mancare non è l’acqua – «ma solo perché ha piovuto molto», chiarisce Carnevale – e gli operai a lavoro sono oltre 400. Eppure lo scavo è «avanzato di circa 1 chilometro». «Rispettare la consegna mi sembra improbabile – riassume -, ma rimane il cantiere più avanti nell’Ennese». Di sicuro meglio del lotto 5 tra Dittaino e Catenanuova: tra i pochi non assegnati a Webuild, con la fine lavori prevista per il 2026, ma ancora davvero da iniziare. Su 23 chilometri previsti, «non c’è neanche un metro – spiega Carnevale -. I circa 100 operai stanno lavorando a opere propedeutiche ma, da oltre un anno, l’unico tunnel è quello della ditta Rizzani De Eccher». Tra crisi, debiti e un’ipotesi di concordato in bianco da cui dipende il futuro del cantiere. Con il rischio di una nuova gara per i lavori. E anni di ritardi.

Catania: tra lavori finiti e altri ancora da pensare

L’unica bandierina dell’intero percorso, al momento, si può piazzare nel Catanese: con il lotto 6, da Catenanuova a Bicocca. Per ora non più veloce della precedente tratta, come invece promesso, ma almeno finito e consegnato. Nonostante tutto. «Da quando hanno consegnato i lavori, ci sono stati circa 8 furti di rame – racconta Vincenzo Cubito, segretario Fillea Cgil Catania -. Gli operai montavano i cavi al mattino, e la notte venivano rubati». Fenomeno che sembra essere rientrato. In città sono poi previsti altri due interventi. Cubito è ottimista sul rispetto dei tempi, entro quest’anno, per l’interramento della tratta Catania Acquicella-Bicocca. Meno per lo stesso lavoro, con doppio binario, dalla stazione centrale a Catania Acquicella. Ancora in fase di progettazione, «su cui pende la discussione sul futuro degli archi della marina. Il rischio è di avere collegate Palermo e Messina e non la stazione di Catania», conclude il sindacalista.

A Messina si procede senza (troppi) intoppi

Nel Messinese, infine, è previsto per il 2029 il raddoppio da Fiumefreddo a Letojanni e da lì fino a Giampilieri, dove si è concluso lo scavo del primo tunnel. Attesa anche la nuova stazione interrata di Taormina. Su un tracciato per lo più nuovo, tra i monti, anziché sulla costa come l’attuale. Flagellato dal ciclone Harry. «Sono indietro i lavori alle stazioni, non ancora iniziati – spiega Mario Mancini, segretario Fillea Cgil Messina -, ma ci sono circa mille operai e 4 Tbm». A parte sei mesi di stop per la scoperta di arsenico in uno scavo a Sant’Alessio, si è avuto solo un intoppo logistico. «Specie d’estate, il passaggio di mezzi sul lungomare tra Roccalumera e Sant’Alessio ha creato tensione con i residenti», racconta il sindacalista. Ancora di più dopo i danni del ciclone. «C’è qualche ritardo in alcuni tratti, ma si è risolto viaggiando di notte», conclude Mancini. E prevedendo appositi svincoli.


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