La guerra tra clan per il controllo del mercato della droga su strada. Viene sintetizzata così l’escalation di sparatorie che tra luglio e agosto hanno caratterizzato il capoluogo etneo. Quasi 200 colpi sparati, quasi sempre verso vetrine e saracinesche di attività commerciali. A parlare è la presidente della commissione parlamentare antimafia Chiara Colosimo, atterrata a […]
Piazze di spaccio, guerra tra clan e cellulari in carcere: l’allarme della commissione Antimafia a Catania
La guerra tra clan per il controllo del mercato della droga su strada. Viene sintetizzata così l’escalation di sparatorie che tra luglio e agosto hanno caratterizzato il capoluogo etneo. Quasi 200 colpi sparati, quasi sempre verso vetrine e saracinesche di attività commerciali. A parlare è la presidente della commissione parlamentare antimafia Chiara Colosimo, atterrata a Catania questa mattina per una serie di audizioni insieme ai colleghi che fanno parte di questo organismo. Un momento di confronto ritenuto necessario che «mostra la sensibilità del governo e del parlamento nei confronti della nostra città», ha chiosato il sindaco Enrico Trantino al termine dei lavori che si sono tenuti a Palazzo degli Elefanti. «Abbiamo ascoltato gli inquirenti e la magistratura – spiega Colosimo ai giornalisti durante il punto stampa – In città esiste una criminalità organizzata su due livelli: quella dei grandi affari targata Santapaola e quella legata ai clan da strada che si occupano delle troppe piazze di spaccio che ci sono in città». Clan che, come emerso dalle ultime inchieste, fanno del modello Gomorra il loro punto di riferimento e che diventano «attrattivi per le fasce più deboli tra le nuove generazioni», aggiunge la presidente ed esponente di Fratelli d’Italia.
A sottolineare l’eccessiva presenza di droga in città è anche il procuratore capo Francesco Curcio. «Ma bisogna intervenire anche sulla domanda – spiega il magistrato, insediatosi a Catania alla fine del 2024 – Se esistono tutte queste piazze di spaccio significa che c’è una richiesta forte e, ci tengo a sottolinearlo, bisogna ricordare a queste persone che comprando la droga si alimenta la mafia». Altro argomento di analisi durante le audizioni è stato quello relativo al sistema penitenziario. Boss e gregari, nonostante i blitz, provvedimenti cautelari e condanne, riescono a comunicare con estrema facilità con l’esterno. «Servono strumenti per intervenire», spiega Colosimo. «Abbiamo segnalato questa necessità – aggiunge Curcio – Anche perché in 40 anni di magistratura non mi era mai capitato di assistere a quanto successo negli ultimi anni. Chi si trova in carcere non viene neutralizzato sul fronte criminale, ecco perché servono strumenti incisivi contro questa vergogna, che manda in fumo anni d’inchieste».

«La presenza della commissione non vogliamo che sia un momento di passaggio – aggiunge il sindaco Trantino – Abbiamo chiesto più uomini e mezzi ma capiamo bene come, con due guerre in corso, non sia così facile. Io non sono un sindaco sceriffo ma bisogna modificare comportamenti e modelli segnati dall’indifferenza alle regole: dalla guida senza casco all’abbandono dei rifiuti». Il primo cittadino ha affrontato anche il tema dei parcheggiatori abusivi, diventato centrale dopo l’omicidio di Santo Re e quello di Alessandro Indurre. «Fino a quando i parcheggiatori abusivi verranno puniti con una sanzione amministrativa le forze dell’ordine potranno solo allontanarli. Ecco perché per loro serve una prospettiva penale».
Commissione e procuratore Curcio hanno sottolineato anche l’importanza del protocollo Liberi di Scegliere, iniziativa destinata a offrire a minori e giovani adulti cresciuti in contesti di criminalità organizzata un’alternativa di vita legale, garantendo sostegno educativo, psicologico e logistico per interrompere la trasmissione della cultura mafiosa. Nato da un’idea del magistrato Roberto Di Bella e promosso da istituzioni e associazioni, il protocollo è stato sviluppato in Calabria e poi esteso a livello nazionale, culminando anche in una legge regionale in Sicilia. Sotto la lente d’ingrandimento della commissione però non solo Catania ma anche l’area della provincia, tra Comuni sciolti per mafia e altre situazioni che a livello territoriale verranno approfondite. Per questo sono state affidate delle specifiche deleghe ai parlamenti Anastasio Carrà – iscritto alla Lega ed ex sindaco di Motta Sant’Anastasia – e ad Anthony Barbagallo, esponente del Partito democratico con un passato da primo cittadino a Pedara.