La scrittura della Stein

Due donne diverse e complementari allo stesso tempo fino al punto che i loro nomi diventano nelle firme Gertrice e Altrude. Il loro amore le vuole sempre insieme, per trentasei anni, fino alla morte della Stein e la loro unione le vede sempre più interdipendenti e innamorate. E’ con la “voce narrante” di Alice Toklas che Gertrude Stein scrive la sua autobiografia e la loro storia d’amore, ricca di avventura, arte, tenerezza e molta gelosia.
 
Al Circolo di lettura, nella suggestiva, accogliente ed elegante, Cappella Bonajuto, si è cercato di delineare i “tratti” di queste due donne e i “ritratti” delle persone importanti con le quali hanno stretto amicizia nei primi del novecento. E’ celebre il lussuoso salotto parigino di Gertrude che accomuna artisti e letterati della portata di Matisse, Picasso, Léger, Apollinaire, Delaunay e altri. A Montparnasse rappresenta una piccola oasi di arte e sapere che riesce a dare nutrimento al corpo e alla mente, negli anni che precedono lo scoppio del primo conflitto mondiale. L’incontro di lettura ha cercato di spingere gli sguardi dei partecipanti ad interrogarsi e a trovare risposte sulle motivazioni di questo libro. E’ un tempo, quello della lettura, che sarebbe meglio definire della “produttività” di pensiero.
 
La lettura di alcune pagine del testo, l’ascolto in lingua originale dei “ritratti di parole” della Stein, costruiti con giochi fono-simbolici, la visione di foto e i commenti hanno reso l’incontro coinvolgente e hanno permesso un salto indietro nel passato a cercare di capire l’ambientazione: un periodo in cui si respira aria di guerra, dove la scrittrice è incompresa ed etichettata come “figura bizzarra” e dove l’omosessualità rappresenta un tabù. 
 
Gertrude Stein nata in Pennsylvania nel 1874, è nota come la sorella di Leo, critico d’arte vicino a Bernard Berenson, come l’amica di scrittori e pittori affermati e come la maestra, fra le due guerre, di Hemingway e Scott Fitzgerald, emblemi di una generazione che lei definisce “perduta”, nonché di Paul Bowles, René Crevel… ‹‹Ma soprattutto la si conosce per il suo stile “bizzarro” di scrivere – sottolinea il relatore Salvatore Marano (studioso di testi poetici e prosa d’arte nelle neo-avanguardie e interessato alla letteratura e gioco) – e per il suo interesse alla tecnica cubista, applicata faticosamente nei suoi scritti. Infatti cerca di trasporre nella letteratura la visione del cubismo attraverso giochi di suoni e parole, da poter definire veri e propri scioglilingua››. Poi il fatale incontro con Alice Babette Toklas le farà scoprire il vero amore che la sosterrà nel suo lavoro. A Gertrude, massiccia e compatta, dunque si contrappone Alice, snella e raffinata. Ebrea polacca sconosciuta ai più, quasi una donna invisibile, ma che si dimostrerà nel corso della loro vita insieme forte e sicura, che insomma prenderà in mano le redini del ménage familiare. Le due donne si considerano marito e moglie. E dopo venticinque di convivenza, camuffata dalla presenza in casa di Leo, nascerà l’autobiografia di Alice. 
 
Un libro è uno strumento di conoscenza e leggerlo è il modo per cercare e trovare tra le sue pagine una possibile risposta agli interrogativi della vita. E quanti e quali interrogativi fa nascere questo libro, in chi già lo ha letto per intero, in chi ancora è a metà del percorso, in chi lo ha letto più di venti anni fa (probabilmente con occhi diversi) e sente riaffiorare le sensazioni lontane, ma non perdute, in chi ancora lo deve leggere e in chi forse non lo leggerà mai ma ne ascolterà i commenti. Ecco di seguito alcune tra le domande che sono emerse durante l’incontro, alle quali si è cercato di rispondere. Perché la Stein ha deciso di scrivere un’autobiografia? Ma è veramente un’autobiografia? Perché scrivere un libro che tratta di fatti privati, e con un pizzico d’ ironia diremmo anche “gossip” dell’epoca? 
 
Ebbene, Gertrude che fino a quel momento è conosciuta per ragioni sbagliate, che ha sempre trovato difficoltà a farsi pubblicare a causa del suo stile ermetico, ottiene finalmente il successo meritato (dopo anni di duro lavoro) e tanto agognato, ma attraverso un genere di scrittura totalmente differente dal suo: un genere che però fa impazzire gli editori e i lettori. Nel 1933 pubblica l’autobiografia di Alice Toklas, in cui racconta il suo amore per la donna, il diario di viaggio nella emozionante Parigi, e in cui descrive meglio di ogni altro la vita artistica di quegli anni, in modo semplice e umoristico. Il suo “Salon” ospita i pittori d’avanguardia di cui la scrittrice colleziona i quadri (tesoro che oggi ammonta a centotrentuno opere), il sapere (di costoro) e alcuni pettegolezzi. Alice intrattiene le mogli dei geni, mentre Gertrude intavola discorsi con i mariti; queste riunioni diventano il punto focale della Rive Gauche, ma contribuiscono anche ad alimentare gelosie furiose nella coppia. 
 
“Quest’opera non esce fuori dalla mitologia (dal mito del salotto a Rue de Fleurus), anzi tutt’altro, ne è pervasa. Gertrude gioca proprio su questo elemento per attirare attenzione. Non è un’autobiografia, ha caratteri romanzeschi, quasi da fiction – commenta Marano – e la scelta del “gossip” e di uno stile finalmente comprensibile è programmatica”. Condivide questa linea di pensiero anche il prof. di storia contemporanea Luciano Granozzi:“l’autobiografia consolida il mito”. 
 
Due donne dunque che sopravvivono alle difficoltà che la vita propone loro. Dal 1902 Gertrude scrive ogni sera, ma il successo arriva soltanto nel 1933, negatole fino a quel momento, e subito anziché continuare è soggetta a un blocco della scrittura. Non riesce più a buttar giù le parole, dopo un anno riprenderà con libri per bambini. Non riuscirà più a fare i “ritratti” di parole (dedicati ai suoi cari amici come Picasso…) e non riuscirà più a catturare la sua voce e quella di Alice per registrare i “ritratti”. Nel 1946 Gertrude muore a Parigi e Alice trascinerà la sua vita, scrivendo qualche libro di cucina, senza denaro (la “coppia di fatto” non era legalmente riconosciuta) fino al 1967.
 
Si è cercato di dare qualche informazione in più e di instillare un pochino di curiosità. Perché forse dovremmo credere che per alcuni libri non va persa l’occasione di leggerli. Potrebbero essere in grado di cambiarci la vita, o almeno di allietarcela.


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