Formazione, in arrivo licenziamenti ‘a pioggia’

da Fabrizio Russo
riceviamo e volentieri pubblichiamo

Egregio direttore,

leggo e rifletto in ordine alle drammatiche vicende della formazione professionale siciliana e puntualmente denunziate dal vostro giornale. Ovviamente, non sempre condivido i contenuti e tuttavia ritengo comunque meritorio lasciare una fiamma accesa nel silenzio assordante della politica intorno a tali vicende.

Emerge infatti un quadro confuso determinato da una politica che ha deciso di fare come lo struzzo, cioè di mettere la testa sotto la sabbia. Qualora esistesse una testa…

Pur tuttavia, ormai è chiaro che una classe politica abituata a risolvere i problemi mettendo mano al portafogli, peraltro del contribuente, non è capace di cavare il ragno dal buco, cioè di trovare soluzioni moderne e di lungo respiro. Va da sé che questa classe politica è prigioniera dei ‘tecnici’, in particolare di quelli calati dai vertici nazionali. I risultati sono politiche draconiane da macelleria sociale che vanno ben oltre la tanto vituperata Fiat di Marchionne.

Il colmo è poi rappresentato infine da dirigenti regionali strapagati dall’amministrazione che non sanno veramente nulla di politiche sociali e che, pertanto, giocano con la vita di tanti lavoratori.

Le lettere di mobilità ricevute già da decine di lavoratori della formazione e quelle che tra qualche giorno arriveranno rischiano di essere la definitiva conclusione di scelte scellerate che pagheranno solo i lavoratori.

In questo senso gravissime sembrano le responsabilità del sindacato che, o per pigrizia intellettuale, o per interessi di bottega da difendere si è omologato, ancora una volta, al pensiero unico dominante che, come al solito, arriva dai piani alti di via Ausonia, a Palermo, sede del dipartimento regionale della Formazione professionale.

Il succo del ragionamento è: bisogna licenziare centinaia di lavoratori per salvarne altrettanti aderendo culturalmente a idee degne del peggior aziendalismo.

Ma le cose non mi pare stiano proprio cosi. Infatti, l’individuazione degli esuberi non scaturisce dalla lettura di dati chiari ed inequivocabili a partire da bilanci che non risulta, almeno a chi scrive, siano mai stati presentati.

In concreto: come si fa ad individuare esuberi laddove siamo in presenza di Enti di formazione che non hanno mai presentato bilanci? Se mancano i bilanci come hanno fatto a ricavare dati utili per rilevare le criticità?

A mala pena si conoscono rendicontazioni abbastanza improvvisate. Ma allora chi, per esempio, può dire che il parametro unico ha determinato un esubero strutturale di personale piuttosto che una più probabile riduzione della quota di prebende a vantaggio di qualcuno? Qualcuno gioca a fare l’aziendalista senza neanche averne le qualità!

Esuberi dunque frutto della volontà di fare fuori personale non per salvare aziende ma per salvare profitti che la struttura giuridica di Enti senza fini di lucro fino ad oggi ha nascosto. Allora perché, invece, non si comincia a parlare di come gli Enti hanno gestito i milioni di euro incassati fino ad oggi?

Quanto sono costate le penne? I libri? I computers? I cavalli per l’ippoterapia? Come mai i tanti moralizzatori che si sono cimentati in questi anni non ci parlano di questo?

Che ci dice il Dottore Ludovico Albert che certo dovrebbe per obbligo di legge vigilare sui soldi spesi dagli Enti? Che ci dice l’onorevole Filippo Panarello, del Pd, che nientedimeno ha presieduto una commissione d’inchiesta sulla formazione parlando di assunzioni, di personale e mai volendo indagare su fenomeni di malversazione?

Che ci dice qualche illuminato opinionista, una volta qualcuno definiva dei miei stivali, sulla possibilità che la formazione in Sicilia è servita per finanziare i vizi di qualche deputato?

I signori del pensiero unico sono talmente ossessionati di licenziare in fretta più lavoratori possibili che non hanno voluto nemmeno prendere in considerazione la possibilità tecnica di utilizzare i contratti di solidarietà difensiva. Per quale motivo? Non si sa.

Grandi aziende italiane stanno già da anni sperimentando questo strumento con successo. Allora perché non provarci nella formazione professionale siciliana?

 


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