Dalla carta al carnet: quando l’arte incontra la scrittura

Seguendo le molte conferenze che sono state organizzate nei tre giorni del Salone del Libro di Viaggio, emerge chiaramente un dato: l’Italia è stata senza dubbio una meta quasi obbligata per tutti i viaggiatori dei secoli scorsi, e perché no, anche dei viaggiatori di oggi.

Turner, Delacroix e tanti altri artisti, sono venuti in Italia perché tappa vitale del cosiddetto “viaggio di formazione” e da questo viaggio hanno tratto ispirazione per numerosissimi schizzi a cui erano legati pensieri e note su ciò che stavano vedendo.

Nasce così il carnet de voyage, un vero e proprio genere a metà tra arte e letteratura, diffusissimo in Francia e così poco conosciuto nel nostro Paese, nonostante ne sia stato in qualche modo la musa ispiratrice. Carnettisti illustri furono, oltre ai già citati Turner e Delacroix, i pittori Paul Gauguin, Johan Barthold Jongkind e Edward Hopper, il naturalista, geografo e scrittore Alexander von Humboldt, e ai giorni nostri il pittore Stefano Faravelli, autore di due carnets de voyage, Mali e Cina, presentati durante il convegno: Carnet di viaggio. Giro del mondo tra pennelli e colori.

 

Sfogliando le sue opere e ammirando il suo stand al Salone – sicuramente uno dei più curati e accattivanti per la cura attenta con cui sono stati fissati uno ad uno al soffitto lunghi fili a cui sono attaccate matite, colori, cartoline, block-notes, fogli, elementi indispensabili per un carnettista – ci immergiamo in una magica atmosfera che ci porta in luoghi lontani. Sembra quasi di vederli realmente gli animali e gli abitanti di quelle foreste incontaminate, magistralmente ritratti nelle sue pagine, perché per lui la sua arte è «l’unico mezzo per bloccare un momento, un’emozione, una circostanza, su un foglio. Il mio lavoro rappresenta il visibile».

Faravelli dipinge con la tecnica dell’acquerello, l’unica capace di cogliere la luce nella sua immediatezza e «la verità è immediatezza». Ma concorda con il giornalista e fotografo Antonio Politano, presente al convegno, sulla possibilità di utilizzare la fotografia, oltre alla pittura, nei carnets de voyage.

«L’importante – ci dice in conclusione – è viaggiare, vedere nuovi posti, sporcarsi le mani con la terra del luogo (e perché no, anche gli appunti di viaggio, come fanno alcuni carnettisti per dare maggior concretezza ai loro schizzi) e riuscire ad imprimere su un foglio le vostre impressioni attraverso la scrittura ma soprattutto attraverso la pittura».


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