Colazione al veleno – La grande assenza

La cosa che più stupisce in questo governo è che manchino rappresentanti di Moody’s o di Standard & Poor’s o di Fitch.
E’ una assenza assolutamente ingiustificabile e non riusciamo a farcene una ragione. E sì perché abbiamo notato, leggendo attentamente biografie e curriculum di questi tecnici dai capelli cotonati, dagli sguardi placidi e dalle movenze felpate, che le Banche internazionali sono egregiamente rappresentate dal nuovo capo del governo (international advisor di Goldman & Sachs) quelle nazionali dal presidente di Intesa San Paolo Corrado Passera e, infine, i grandi gruppi industriali da quasi tutti i nuovi arrivati (molti dei neoministri sono seduti da anni, o decenni vista la loro non tenera età, in una long list di Consigli di amministrazione).
Insomma il gotha finanzcapitalista (per dirla con Luciano Gallino) c’è quasi tutto.
Manca, appunto, la ciliegina sulla torta: un bel dicastero al direttore italiano di Standard & Poor’s ad esempio. Superando questo limite otterremmo immediatamente due ottimi risultati: il primo sarebbe quello di avere, finalmente, un rating fatto con cognizione di causa: basta con i malintesi, le mezze ammissioni, i silenzi assordanti dei governi “politici”. Un governo tecnico che si rispetti deve, lo ripetiamo deve, avere un tecnico contabile infallibile al suo interno.
Il secondo risultato è quello di non lasciare fuori dal governo qualcuno che tanto ha dato e tanto ha fatto per l’economia del mondo. Basti ricordare le straordinarie previsioni per Lehman Brothers alla vigilia del suo fallimento: tripla “A”.
Non è tollerabile constatare che per salvare le banche si faccia ministro un banchiere e si dimentichi poi che per salvare l’Italia abbiamo bisogno di avere una tripla “A” dalle agenzie di rating.
Come Lehman & Brothers.


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