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Rizza, Musumeci: «No voti a miei impresentabili»
Ma Miccichè non ci sta: «È giustizia a orologeria»

Simone Olivelli

Politica – A poche ore dalla notizia della nuova inchiesta riguardante il sindaco di Priolo, in casa centrodestra si acuiscono le divergenze sul tema delle liste pulite. Se il leader di Diventerà bellissima si smarca dall'imbarazzo, Forza Italia legge la vicenda come il tentativo dei magistrati di incidere nel voto democratico

Quello delle liste pulite è destinato a essere ricordato come il refrain di questa campagna elettorale. Specialmente dalle parti del candidato del centrodestra Nello Musumeci. La richiesta di non inserire nelle liste persone che, a vario titolo, potessero inquinare il messaggio di legalità che il leader di Diventerà bellissima voleva trasmettere ai siciliani è stata ampiamente disattesa. E continua a trasformarsi in un boomerang per chi ritiene che l'aspirante governatore non abbia l'incisività necessaria a dettare la linea all'interno della coalizione.

Dopo i casi di Riccardo Pellegrinoil consigliere comunale catanese sulla cui candidatura Musumeci ha più volte tentato di porre il veto -, la condanna ma con pena sospesa, dell'ex sindaco di Milazzo Carmelo Pino, è di oggi la notizia dell'arresto del primo cittadino di Priolo Antonello Rizza, già ritenuto il più impresentabile degli impresentabili per via dei quattro processi in corso. Rizza è finito ai domiciliari per accuse riguardanti presunte turbative d'asta e favori fatti agli imprenditori amici, in un'inchiesta che coinvolge altre 16 persone, tra le quali due dirigenti comunali.

Una storia che ha già dato il la agli attacchi degli avversari politici di Musumeci - su tutti Cancelleri e Fava -, con il candidato presidente del centrodestra che, pochi minuti fa, ha diffuso una nota per rimarcare la propria estraneità all'ingresso in lista di Rizza. «Saranno i cittadini a fare pulizia dei candidati impresentabili, quella pulizia che non sono riusciti a fare i partiti - dichiara -. È una tara genetica che ci portiamo dietro noi siciliani. Dobbiamo convincerci che rinunciare a diecimila voti è sempre meglio che perdere la credibilità politica». Il candidato ha poi ribadito l'invito a non votare i candidati che hanno problemi con la giustizia. 

Parole che non solo non scacciano l'imbarazzo di sapere che tali voti serviranno comunque a sostenere la propria corsa a Palazzo d'Orleans, ma potrebbero anche riaccendere gli attriti con gli alleati della coalizione. A partire da Gianfranco Miccichè, che già nelle settimane passate si era opposto ai diktat di Musumeci. E dal commissario di Forza Italia arriva un commento dal tenore senz'altro diverso: «Io sono disponibile a fare grandi sacrifici per la legalità in questo Paese, veramente grandi sacrifici, se almeno la magistratura li facesse pure», risponde a MeridioNews, quando gli si chiede se il partito chiederà a Rizza un passo indietro. 

Le parole di Miccichè fanno esplicitamente riferimento all'ipotesi di una giustizia a orologeria. «Perché è proprio la magistratura a perdere credibilità quando interviene in piena campagna elettorale con un arresto o con indagini a carico di un candidato - si legge in una nota -. Se un magistrato ha le carte per dimostrare la colpevolezza di qualche politico, non aspetti di sapere con quale simbolo o schieramento costui correrà». La posizione di Miccichè è anche quella dell'onorevole Stefania Prestigiacomo, principale sponsor della candidatura di Rizza, che a MeridioNews dichiara di condividere la tesi sulla giustizia a orologeria

Dichiarazioni in linea con il pensiero del commissario provinciale di Forza Italia a Siracusa, Edy Bandiera, inserito nella lista che concorrerà per l'elezione all'Ars proprio insieme a Rizza. «È motivo di particolare turbamento accorgersi che queste cose accadono in campagna elettorale», commenta Bandiera a MeridioNews. Che poi sulla questione impresentabilità di Rizza sottolinea che «si tratta di accuse e non di condanne definitive». Sorvolando sul fatto che, già prima di oggi, il sindaco Priolo doveva già rispondere a 22 capi di imputazione.

Nel partito di Silvio Berlusconi non sono però tutti a pensarla allo stesso modo. Come nel caso del capogruppo all'Ars Marco Falcone: «Dinanzi alla gravità dei fatti la serietà di un partito impone il pieno rispetto, oltre che fiducia, nelle istituzioni, a iniziare dalla magistratura - dichiara -. Disquisire sulla tempistica, ancorché legittimo, rischia di apparire una inutile e inopportuna contrapposizione con chi svolge il proprio lavoro a prescindere dalle dinamiche elettorali». Falcone, che nei mesi scorsi aveva condiviso gli appelli di Musumeci sul caso Pellegrino salvo poi rimettere tutto al codice etico promosso dalla commissione Antimafia, fa poi riferimento alle liste pulite. «Le forzature o gli inserimenti dell'ultimo momento, solo nell'idea di potere acquisire un patrimonio elettorale, dimostrano tutta la loro fragilità - continua -. I partiti, a iniziare da Forza Italia, facciano un passo indietro e se tengono realmente al bene della Sicilia si affidino interamente a Nello Musumeci senza creargli imbarazzi con inopportune esternazioni o con ingerenze dal sapore di vecchia politica che non sono più giustificabili».