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Regionali, in casa dem scoppia il caso Fabio Venezia
«Escluso per ineleggibilità». Vorrebbe denunciare Pd

Simone Olivelli

Politica – Il sindaco di Troina è stato dato candidato con Arcipelago Sicilia. Poi, complice la querelle legata al ritiro del Megafono, sarebbe stato vicino ai dem. Giovedì notte però sarebbe stato tagliato fuori. Il segretario Fausto Raciti replica: «Lo spazio c'era, ma non si può pretendere di scegliere anche gli altri componenti della lista»

Nessuna quiete dopo la tempesta, tutt'altro. Il day after la presentazione delle liste elettorali per le Regionali nel centrosinistra potrebbe essere ancora più teso. Dopo il caso della documentazione di Arcipelago Sicilia portata in ritardo nel collegio di Messina - l'unico in cui è candidato il presidente uscente Rosario Crocetta - che potrebbe determinare l'esclusione della lista, a tenere banco in queste ore è l'esposto che il sindaco di Troina, Fabio Venezia, potrebbe presentare in Procura per denunciare quello che, stando a quanto trapela dagli ambienti dem, avrebbe interpretato come un sabotaggio ideato per eliminarlo dalla competizione.

Dato per nome forte nel collegio di Enna - dove in palio ci sono due scranni all'Ars - Venezia, in questi anni finito sotto scorta per la sua azione contro la mafia dei Nebrodi, per settimane è stato considerato vicino ad Arcipelago Sicilia. Questo fino a quando la lista pensata dal sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, non ha rischiato addirittura di non essere presentata, in seguito alla querelle tra i vertici del Pd e Crocetta, in merito alla necessità di ritirare Il Megafono per convergere sulla lista legata al candidato presidente Fabrizio Micari. Ovvero Arcipelago Sicilia.

Si parla di una rottura con i vertici regionali del Partito democratico, dai quali, secondo Venezia, sarebbe partita la valutazione di ineleggibilità. La scelta sarebbe stata presa in una riunione avvenuta giovedì notte e farebbe leva su un parere espresso all'ultimo momento da un avvocato palermitano. Il nodo riguarderebbe la carica di vicepresidente della Srr di Enna detenuta da Venezia. Per il Pd, quel posto sarebbe incompatibile con il ruolo di deputato regionale, in base a quanto previsto dalle norme in materia ineleggibilità e incompatibilità: l'articolo 10 dice che non possono essere eletti «gli amministratori e i dipendenti con funzioni di rappresentanza o con potere di organizzazione e coordinamento del personale di istituti, consorzi, aziende, agenzie ed enti dipendenti dalla Regione ovvero soggetti alla sua tutela o vigilanza».

Un caso che però, secondo Venezia, non avrebbe nulla a che vedere con la vicepresidenza della Srr, in quanto le società che regolamentano la gestione dei rifiuti sono da intendere come consorzi costituiti dai Comuni e non enti alle dirette dipendenze della Regione. Quest'ultima, dal canto suo, può disciplinare in tema di rifiuti e anche decidere di commissariare le Srr, ma rimane estranea alla gestione dell'organigramma. A differenza, per esempio, di quanto accade per le società partecipate o gli enti regionali, per esempio i parchi

La ricostruzione della vicenda da parte di Fausto Raciti è però parecchio differente. «Non abbiamo chiesto alcun parere scritto, ma solo un'opinione a un professionista di cui ci fidiamo - commenta il segretario regionale a MeridioNews -. E comunque anche questo avvocato ci ha specificato che Venezia era eleggibile, perché le Srr sono società e non aziende. Quindi non comprendo quale possa essere la polemica. A noi peraltro - aggiunge Raciti - avrebbe fatto piacere se Venezia si fosse candidato nella lista dei territori».

E se della disputa giuridica potrebbero occuparsene i giudici, resta quella politica: perché il centrosinistra avrebbe deciso di privarsi di una candidatura funzionale alla campagna elettorale di Micari? I motivi potrebbero essere cercati nella convivenza con gli altri candidati. Nel collegio di Enna, infatti, i nomi di rilievo in campo nel centrosinistra sarebbero stati tre: oltre a Venezia, Luisa Lantieri e Mario Alloro, rispettivamente assessora e deputato uscenti. 

In un certo momento, le trattative avrebbero portato a ipotizzare di inserire Lantieri e Venezia nella stessa lista - indipendentemente dal fatto che fosse Pd o Arcipelago Sicilia - lasciando Alloro nella restante. Soluzione di colpo scartata, optando per l'accoppiata nel Pd dei due uscenti. A quel punto Venezia avrebbe deciso di non scendere in campo per nulla. Ritirandosi dalle elezioni, ma intenzionato a denunciare i fatti.  

Sulla possibilità che il sindaco di Troina venisse incluso nella lista del Pd, Raciti spiega: «Qualche settimana fa ho ricevuto una richiesta da parte di 17 circoli di candidare nel Pd Lantieri e Venezia - racconta Raciti -. Poi però l'area renziana ha preferito Alloro, in quanto deputato uscente, e a quel punto ha prevalso questa linea». La mancata candidatura di Venezia, dunque, sarebbe soltanto frutto della sua volontà: «Lo spazio in Arcipelago Sicilia c'era, poi è chiaro che non si può pretendere di scegliere anche gli altri componenti della lista», specifica il segretario. Che sulla possibile denuncia di Venezia taglia corto: «Sarebbe particolare se si querelasse qualcuno per avere espresso un'opinione».