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La Regione sbatte contro il Tar: a Ribera l’agrivoltaico vince sulla burocrazia


C’è un cortocircuito tutto siciliano che viaggia sui fili dell’alta tensione e affonda le radici nel fango della burocrazia. Capace di trasformare la transizione ecologica in un labirinto kafkiano. L’ultimo schiaffo al governo della Regione siciliana arriva dai magistrati del Tar di Palermo che, con una sentenza destinata a fare giurisprudenza, hanno fatto piazza pulita dei no degli uffici regionali – da più parti considerati più ciechi che conservativi – contro un impianto agrivoltaico a Ribera.

Il no a prescindere

La storia è il solito copione già visto nei corridoi dell’Assessorato al Territorio e Ambiente. Una società propone un progetto che sposa la produzione di energia pulita fotovoltaica alla coltivazione agricola: pannelli solari rialzati che lasciano respirare la terra. Un assetto che, sulla carta, dovrebbe far felici tutti, tranne chi, nella macchina regionale, sembra aver eletto il no sistematico a strategia politica. La Regione Siciliana aveva bloccato l’iter, trincerandosi dietro cavilli formali e un’interpretazione restrittiva delle norme paesaggistiche che, però, puzzava di pretesto. Un blocco che non solo paralizzava l’investimento, ma confermava il sospetto che l’Isola sia condannata a restare l’eterna incompiuta energetica d’Italia.

La sentenza: quando il diritto batte l’inerzia

I giudici amministrativi non l’hanno mandata a dire. Nella sentenza che sblocca i lavori, il Tar ha sottolineato come l’amministrazione regionale abbia agito con un eccesso di potere. Mancando di una reale istruttoria tecnica che giustificasse il diniego. In parole povere: hanno detto no perché sì, ignorando le potenzialità di un progetto che unisce sostenibilità e reddito agricolo. «La condanna della Regione non è solo un atto tecnico, ma la certificazione di un fallimento politico – commenta l’opposizione – . Mentre il mondo corre verso le rinnovabili, Palermo e la Sicilia restano ferme al palo dei veti incrociati».

Il paradosso di Schifani

Il paradosso è tutto nelle dichiarazioni del governatore Renato Schifani. Da un lato si invocano investimenti e si piange miseria per la crisi idrica e agricola, dall’altro le sue stesse strutture periferiche sabotano chi prova a portare innovazione tecnologica nelle campagne. A Ribera, città delle arance, l’agrivoltaico poteva – e ora potrà – rappresentare un modello: energia per le pompe di irrigazione e protezione delle colture dagli eventi climatici estremi. Ma non per la Regione, che aveva scelto il blocco.

Il conto lo pagano i cittadini

Oltre allo sblocco dei lavori per l’impianto agrivoltaico a Ribera, la condanna del Tar alla Regione comporta anche il pagamento delle spese legali. E, potenzialmente, risarcimenti che graveranno sulle casse pubbliche. A pagare l’errore, insomma, saranno i cittadini contribuenti. Ma il caso di Ribera resta la punta di un iceberg. Fatto di vari progetti di energia da fonti rinnovabili oggi sotto la polvere di qualche scrivania regionale. A cui adesso, il Tar, ha dato anche un chiaro indirizzo di diritto.


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