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Foto di: Monalisahotel.it

Disabili gravissimi, come funziona in Emilia Romagna
«Sono 1.400, diamo assistenza a casa o in residenze»

Salvo Catalano

Politica – In queste settimane si guarda alla regione del Nord Italia come modello nella sanità e nelle politiche sociali. All'interno del dipartimento al Welfare, Luigi Mazza è il responsabile della gestione e dello sviluppo politiche socio-sanitarie per i disabili. A lui MeridioNews, giorni fa, ha posto alcune domande per capire il quadro

Come funziona l'assistenza ai disabili gravissimi in Emilia Romagna? In queste settimane di grande caos mediatico, si guarda alla regione del Nord Italia (che anche per popolazione è confrontabile con la Sicilia) come modello in tema di sanità e politiche sociali. All'interno del dipartimento al Welfare, Luigi Mazza è il responsabile della gestione e dello sviluppo politiche socio-sanitarie per i disabili. A lui MeridioNews, giorni fa, ha posto alcune domande per provare a fare un confronto, numeri alla mano, con la Sicilia. Le risposte arrivate dall'Emilia Romagna sono le stesse fornite a Rosario Crocetta e diffuse oggi dal governatore. Dall'altra parte invece, negli uffici della Regione Sicilia, nonostante le numerosi riunioni, continua a regnare la confusione sui numeri reali dell'Isola. Secondo le ultime indiscrezioni, non ancora ufficiali, alle Asp risultano circa 2.500 disabili gravissimi, decisamente meno dei 3.600 inizialmente comunicati dai distretti socio-sanitari. In ogni caso la mancanza di certezze non permette di affrontare compiutamente il confronto tra le due regioni.

Dottor Mazza, come viene definito in Emilia-Romagna un disabile grave o gravissimo? Quali sono le linee guida che definiscono la categoria?
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La definizione di handicap grave è contenuta nella legge quadro sulla disabilità che è la 104/92, si tratta quindi di una definizione ormai consolidata, che all’articolo 3 parla di una condizione che richiede un intervento "assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione". Questa certificazione viene rilasciata da un’apposita commissione operante presso ogni Azienda sanitaria, presieduta da un medico Inps. Per quanto riguarda invece le persone con disabilità cosiddetta gravissima, non esiste ancora a livello nazionale una definizione consolidata e valida complessivamente. Recentemente il ministero del Lavoro ha inserito una serie di criteri per definire la disabilità gravissima ai soli fini dell'uso delle risorse del Fondo nazionale per le persone non autosufficienti, destinate appunto alle persone con disabilità gravissima. L'applicazione di questa definizione fornirà dati confrontabili tra le Regioni entro la fine del 2017».

Quali linee guida avete seguito per i disabili gravissimi?
«Per le gravissime disabilità acquisite, l’Emilia-Romagna ha adottato un criterio di eleggibilità fondato sull'assenza totale di abilità nelle principali funzioni della vita quotidiana e sulla necessità di assistenza continua. Il criterio regionale è compreso tra quelli recentemente adottati a livello nazionale per l’utilizzo del Fondo nazionale per le non autosufficienze, che comprendono anche altre situazioni».

Quanti sono i disabili gravissimi in Emilia Romagna?
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La Regione Emilia-Romagna (prima in Italia) dal 2004 ha promosso un programma specifico per le persone con disabilità gravissima acquisita in età adulta per qualsiasi motivo (persone con gravissime lesioni midollari, in stato vegetativo o di minima coscienza o con patologie degenerative, quali la SLA, con esiti di traumi e incidenti, evoluzione di gravi patologie). Dal 2005 al 2014 il numero di persone assistite, al domicilio o in residenza, è progressivamente aumentato raggiungendo attualmente il numero di oltre 1.400 persone, con una spesa annua di 28 milioni di euro».

Che benefici ricevono?
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Il progetto individuale è finalizzato in via prioritaria a favorire la permanenza della persona a casa, attraverso servizi quali l’assistenza domiciliare, i centri diurni, interventi educativi per le persone con disabilità intellettiva o relazionale e anche contributi economici quali l’assegno di cura e i contributi per chi assume un assistente familiare, che variano da un minimo di 300 euro per i gravi a oltre 1.600 euro al mese per i gravissimi, in relazione all'intensità del bisogno assistenziale. Questi servizi e contributi si sommano ai contributi economici di carattere statale che vengono erogati da Inps, quali ad esempio la pensione di invalidità o, per le persone più gravi, l’indennità di accompagnamento, sulla base della certificazione rilasciata dalle commissioni per l’invalidità e la legge 104/92 presenti presso le Aziende sanitarie».

Al di là dell'assistenza a casa, i disabili hanno altri benefici?
«Per le persone con disabilità che non possono essere assistite a casa esiste una rete di residenze che si articola su tre livelli di intensità, i nuclei residenziali destinati alle persone con gravissima disabilità che hanno bisogni complessi anche dal punto di vista sanitario, i centri socio-riabilitativi residenziali (massimo 20 posti, dimensione media regionale 15 posti letto) e infine strutture residenziali a minore intensità assistenziale (in media cinque posti) denominate gruppi appartamento. In alternativa alle strutture, per chi ha sufficienti livelli di autonomia, la nuova legge per i disabili gravi privi del sostegno familiare, il cosiddetto Dopo di Noi, prevede la creazione di alloggi di carattere innovativo, in sostanza delle case, in cui piccoli gruppi di persone con disabilità possono andare a vivere con il supporto dei servizi. Si tratta di un programma nazionale che coinvolge tutte le Regioni».

In generale invece, quanto spende la Regione Emilia per tutti i disabili?
«È possibile dire quante persone disabili ricevono in Emilia-Romagna gli interventi domiciliari o residenziali erogati nell’ambito del Fondo regionale per la non autosufficienza (centri diurni, assistenza domiciliare, assegno di cura, servizi residenziali): 19mila persone con una spesa complessiva di 160 milioni di euro, escludendo quindi gli interventi per le persone anziane non autosufficienti, la scuola, il lavoro, i servizi sanitari, i trasporti».