Web e impresa, prevale la diffidenza L’83% delle aziende fallite non era online

Il web e le imprese italiane, un rapporto che non sembra fondarsi su solide basi. Secondo diversi rapporti – italiani ed europei – la diffidenza degli imprenditori made in Italy permane e, soprattutto, comporta anche una serie di conseguenze sulla stessa vita delle attività che guidano. Secondo il report dell’agenzia belga Email-Brokers l’83 per cento delle aziende fallite durante lo scorso anno nel Bel paese non avevano alcuna presenza online. Un dato confermato anche da un’indagine della Scuola di direzione aziendale Bocconi tra le piccole e medie imprese. Dal questionario compilato dai titolari rappresentanti delle pmi è emersa quanto l’inadeguatezza della presenza sul web produca danni economici rilevanti, quantificati a livello europeo in circa 59 miliardi di euro.

A dispetto della consapevolezza dell’importanza delle nuove tecnologie e nonostante migliaia di servizi che permettono di creare facilmente siti online – come il portale 1&1 – la questione rimane irrisolta. Difficile stabilire con certezza quale siano le cause della diffidenza degli imprenditori nei confronti della Rete, anche se secondo gli esperti del settore si tratta di un problema sistemico, che deriva per la maggior parte dei casi da una mancanza di formazione universitaria e manageriale specifica.

Malgrado i numeri negativi emerge qualche dato positivo. Nel 2013 – dati Istat – la quasi totalità delle aziende con oltre dieci dipendenti (il 94 per cento) ha un accesso a internet e il 76 per cento dialoga con la pubblica amministrazione esclusivamente online, con a disposizione collegamenti a banda larga. Però le percentuali scendono se si contano le aziende che hanno un sito web collegato al marchio (63 per cento) o vendono i propri prodotti via internet (addirittura il 5,4 per cento). Fondamentale è la presenza sui social network: oltre il 24 per cento 40 per cento dichiara di utilizzare siti di condivisione multimediale.


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