Vicky Cristina Barcelona

E fu così che Vicky e Cristina arrivarono in una calda estate a Barcellona: due amiche che hanno molte cose in comune ma tante differenze quando si parla d’amore.

Vicky (Rebecca Hall) è ben salda sui suoi principi, sta per sposarsi ed è inesorabilmente convinta delle sue scelte.

Scarlett Johansson, nei panni di Cristina, è invece una ragazza idealista, dedita all’arte e con una particolare vocazione per la trasgressione.

Come reagiranno alla proposta di Juan Antonio (Javier Bardem) di trascorrere un fine settimana di sesso a Oviedo?

Ed ecco che la parodia degli stereotipi viene orchestrata da Woody Allen con ironia e senza banalità. Il regista ci fa vedere, anche con l’aiuto di una voce fuori campo, come tutte le posizioni e le attitudini alla vita possono essere attaccate. Il “no” stonato, talmente stonato da diventare un “ni” di Vicky, e il “sì” a tutti i costi di Cristina si intrecciano in dialoghi volutamente falsi e banali, che in nessun caso potranno mai convincerci a simpatizzare per una delle due. E Juan Antonio porta la maschera di un damerino, di un bohemien, l’artista dissoluto e seduttore che mai e poi mai, almeno in quei termini, potrebbe conquistare nella vita reale il cuore di più donne.

Ma se pensaste che una volta concluso il Dismissed, il film volga al termine vi sbagliate di grosso.

Nella casa della coppia irrompe Penélope Cruz, alias Maria Elena, ex moglie di Juan…e lo fa con tutta la sua carica e con la sua pistola (carica anche quella!) per creare nuovamente un triangolo. E sarebbe forse il caso di cantarlo “no, il triangolo no, non l’avevo considerato”, perché ci starebbe davvero bene tra le musiche del film, se non fossero già dei tormentoni che ci accompagnano per i novanta minuti.

Woody Allen insomma ci porta a spasso per Barcellona come se fossimo dei turisti, mette in scena vari aspetti della vita (dall’amore alla gelosia, dalla trasgressione alla follia) e insinua il dubbio là dove regna la certezza, la naturalezza là dove sembra che la pazzia dilaghi. E lo fa senza annoiarci ma divertendo, senza pretendere dallo spettatore un giudizio morale. Al contrario, quando il marito di Vicky si erige a giudice, sappiamo tutti quanto sia a sproposito: è un mondo, quello di Allen, dove né il “sì” né il “no” sono delle risposte. L’unica vera risposta aderente alla realtà è l’insoddisfazione che accomuna tutti i personaggi e quel mostro che si chiama desiderio: questo può essere o un bel ricordo o un grande rimorso.

Ed è in mezzo ai rimorsi e ai ricordi tra le vie di Barcellona che lasciamo Penélope Cruz, anello fondamentale di “Vicky Cristina Barcelona”, una commedia che non è proprio commedia, un dramma non proprio drammatico. E c’è chi dice che dovrebbe essere candidata all’Oscar per la sua parte, in attesa di vedere cosa riuscirà a tirare fuori Almodovar in “Abrazos Rotos”. Intanto il grande Woody Allen ha saputo fare ancora una volta del suo meglio, creando un’altra brillante storia, stavolta piena di Spagna.


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