Via Furnari, sgomberato stabile con 20 famiglie «Il sindaco ci butta fuori senza darci una casa»

Le circa 20 famiglie che abitano al civico 31 di
via Furnari, al Borgo, stamattina sono state svegliate dalle sirene. Carabinieri, vigili urbani: un nuovo tentativo di sgombero a distanza di un anno e mezzo circa dal precedente, stavolta completato. «Ero andata ad accompagnare a scuola i bambini e mi hanno chiamata da casa, informandomi di quel che stava accadendo. Per fortuna loro non stanno vedendo tutto questo», dice una residente. Il palazzo sarebbe pericolante fin dal momento della sua costruzione, questa il motivo che ha portato il sindaco Enzo Bianco a firmare l’ordinanza di sgombero, reiterata tre mesi fa. Alle 11 l’ultimo residente ha lasciato lo stabile.

La polizia è entrata alle 7.30 del mattino. Dopo che i tecnici avevano tagliato luce e acqua. Alla vista degli agenti
alcuni abitanti hanno minacciato di gettarsi dal balcone. Allarme rientrato ma che ha fatto giungere sul posto – dal lato che affaccia su via Canfora – ambulanze e vigili di del fuoco. Tra gli abitanti ci sono anche una donna incinta e 15 minori, il più piccolo è un neonato di soli pochi mesi. «Stanotte non sappiamo dove andare a dormire», dice un uomo. «Il sindaco, pur sapendo della nostra emergenza, dopo oltre un anno e mezzo non ha trovato una soluzione per garantirci una casa sicura. Adesso esca lui fuori dal Comune», protesta una donna. 

Alle 9 gli agenti hanno iniziato ad accompagnare fuori di casa le prime famiglie, altre si erano barricate e rifiutavano di uscire. «Voglio parlare col prefetto», urlava un uomo. All’interno c’erano ancora anche cinque minori, mentre all’esterno c’era chi prometteva di stendersi in mezzo alla strada per protesta. Davanti allo stabile sono presenti forze dell’ordine, servizi sociali, esponenti di associazioni e movimenti politici cittadini. Ma nessuno dell’amministrazione comunale: «Sono totalmente assenti. E i 16 alloggi promessi non risolveranno l’emergenza abitativa», dicono dal comitato Casa x tutti, che segue pure l’occupazione di un edificio nella vicina via Calatabiano. «È meglio avere un muro malandato che non avere un tetto – lamentano – La gente viene cacciata di casa senza alcuna garanzia». 

L’interno dell’immobile è ritenuto fatiscente. Ma resta un tetto sotto cui ripararsi: «Io glielo regalo questo palazzo. Basta che mi danno una casa», dice Concetta. Mentre c’è chi ha investito per risistemare l’appartamento: «Ho fatto lavori di ristrutturazione per settemila euro», precisa uno dei residenti. Ma nulla è servito a fermare lo sgombero. La prassi vuole che, in situazioni di emergenza, le famiglie possano essere separate: le madri coi figli, in una comunità che però non potrebbe accogliere i padri. I servizi sociali hanno proposto ai residenti di alloggiare temporaneamente in un bed and breakfast e ricevere il bonus casa da 250 euro al mese. «Ma dopo?», domanda una donna.

«L’avvocato ci aveva assicurato che, senza una casa in cui mandarci, non ci avrebbero potuto buttare fuori», dice una mamma. Ha due figli e sostiene di avere scritto all’amministrazione: «Per chiedere di passarsi una mano sulla coscienza. Non tanto per noi quanto per i bambini». E conclude: «Siamo qua perché non abbiamo un lavoro. Proviamo vergogna, ma non per questo ci possono cacciare come le bestie». In via Furnari, intanto, arrivano gli operai della Multiservizi. Portano degli scatoloni in cui i residenti potranno mettere i loro oggetti e portarli fuori. «Dentro ci sono i libri di scuola di mia figlia», dice Maria ai poliziotti che presidiano l’ingresso. 

Agli abitanti del civico 31 sarà permesso di rientrare in casa, ma solo per prendere i mobili e il resto degli arredi. Nei prossimi 15 giorni i residenti, ora sgomberati, dovranno pure adoperarsi per trovare un nuovo alloggio e stipulare un regolare contratto. Solo così potranno usufruire del bonus abitativo che spetta loro, e che verrebbe percepito dal proprietario della nuova abitazione. 


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