Ursino Recupero, infiltrazioni d’acqua dal tetto Danneggiati gli affreschi subito dopo il restauro

«Dopo tutti gli sforzi per ottenere i finanziamenti, dopo aver avviato il restauro, essere arrivati a portare a termine il 90 per cento dell’operazione e trovarsi questi danni…. Mi sono sentita morire». Non nasconde l’angoscia Rita Angela Carbonaro. La sala Vaccarini all’interno delle biblioteche riunite Civica e Ursino Recupero è da quasi due anni oggetto di un profondo restauro. Ma a seguito delle recenti piogge, delle infiltrazioni di acqua hanno danneggiato vistosamente parte degli affreschi appena rimessi a nuovo. «È stato davvero terribile scoprire quelle macchie», racconta ancora scossa la curatrice della struttura. «Le opere sono state intaccate in due punti – continua – Per asciugarsi ci vorrà più di un anno. L’impresa si è impegnata a ripristinarli, ma chiaramente ci vuole del tempo».

Il problema è molto grave e rischia di ripetersi a ogni acquazzone. «Sul tetto sono cresciuti due ficus selvatici – afferma Carbonaro – uno più grande e uno più piccolo. La ditta Cristaudo, che sta facendo il restauro, realizzerà intanto un intervento: toglierà le piante e tapperà il buco là dove ci sono le radici». Ma occorre una manutenzione immediata. «Si dovrebbero togliere le tegole sconnesse e sostituirle; poi pulire le grondaie dalla sabbia dell’Etna e dalle piante che sono cresciute dentro – elenca la responsabile – Se la quantità di acqua è grande, la grondaia non riesce a smaltirla e la pioggia finisce per entrare dentro». Un secondo progetto, successivamente, dovrebbe riguardare poi l’intera copertura. «Non c’è ancora una quantificazione economica, ma si tratta di un costo notevole perché solo la sala Vaccarini è enorme – sottolinea Rita Angela Carbonaro – Le infiltrazioni ci sono in quasi tutte le altre sale, ma non essendoci affreschi il problema è meno grave».

«La soprintendenza sta provvedendo a revisionare la parte della copertura danneggiata», spiega Fabio Finocchiaro, responsabile della direzione Lavori pubblici del Comune, ente dal quale la biblioteca dipende. «L’intera copertura del monastero avrebbe bisogno di manutenzione straordinaria, ma non è un’operazione immediata, perché al momento il tetto garantisce la funzionalità». Intano sono in corso i colloqui preliminari con la soprintendenza, che ha curato il restauro in via di conclusione, «per capire se e come intervenire, chi deve fare il progetto e come coordinarci». «La mia non vuole mai essere una polemica contro nessuno, perché so che le istituzioni attraversano tutte un momento difficile – premette Rita Angela Carbonaro – Il mio vuole essere un appello per trovare una soluzione assieme». 

L’esperta sta portando a termine, oltre al recupero strutturale della sala Vaccarini, anche la ricomposizione dell’assetto originario del nucleo storico della biblioteca benedettina. «È un lavoro faraonico, che richiede un grande impegno». Un compito portato a termine quasi da sola, dato che l’organico della struttura non comprende altre figure oltre alla curatrice. Un aiuto inaspettato arriva dagli studenti che ogni giorno frequentano le stanze nell’ala nord del complesso monastico. «Se porto dei libri pesanti, delle casse con dei volumi, si offrono di darmi una mano», dice con molta soddisfazione. «Ultimamente abbiamo avuto un aumento di pubblico, soprattutto un’utenza giovane, è diventato un punto di aggregazione». E conclude: «Moltissimi vogliono fare il tirocinio da noi e ci sono studiosi che vengono da tutto il mondo per studiare i nostri codici. Dobbiamo continuare a preservare questa enorme ricchezza». 


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