Un’Isola senza rivoluzione e senza bellezza

Popoli della rivoluzione; popoli della bellezza, dove siete? Dove siete andati? E tu, Indipendenza, concetto, sogno fisico, pratica, dove sei finita? Dov’è l’orgoglio, la dignità, il grido incontenibile di chi ha fatto veramente la storia? Dove Cielo d’Alcamo? Dove Timoleonte di Siracusa? Tutto finito. Chiuso. Si sbaracca. Libri al tribunale.

Non ci saranno più rivolte, né vespri siciliani, né autonomia o separatismo, niente di tutto questo. Con buona pace di chi, me compreso, ne conserva invece ancora il desiderio. La latitudine impone a ogni aggregato umano matrici biologiche precise, ne fa, in altre parole, quello che fa la selezione della specie: qualcosa che altrimenti non sarebbe. Ma il tempo tragicamente fa il resto. Nascita, crescita, morte. Questo è il punto.

Anche in geografia. E nella crescita l’assunzione inevitabile della disfatta, l’influenza del mondo, la pratica della vita: usura, logorìo.

Guardiamo bene ogni volto: spento, inespressivo, vuoto oramai della bellezza che lo ha formato. I corpi che si piegano su se stessi, senza vitalità. Scoliosi politica, artrite, tumori finanziari . Guardiamo bene le vie, le strade: incontrai tanta di quella gente che mai potevo pensare che vecchiaia tanta ne avesse disfatta. Guardiamo noi stessi, ora: siamo sfiniti, distrutti, vogliamo solo sballare.

Ecco. Un popolo esausto. Decadente. Devastato dalla sua stessa storia. Che non è più un bagaglio, ma un fardello. Non c’è più alcuna bellezza da difendere, nessuna singolarità da tramandare. Siamo dentro a un mondo sempre più grande, agglomerati per sempre nella promiscuità.

Scioperi, rivolte, contestazioni al giorno d’oggi, è tutto finto. Tutto fasullo, puzza di cerone, nessuna volontà. Non c’è più niente che duri, più di un giorno intendo dire, prima di sera, infatti, si torna al focolare. Tutto sfiammato inesorabilmente e ognuno vuole solo spegnere la propria sete. E’ prossima una fine che non arriva mai.


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