Unicredit, possibile riduzione sportellisti a Palermo Angelini: «Numeri pesanti, oggi mancano operatori»

Unicredit starebbe cercando venti persone da fare uscire dalla rete degli sportelli a Palermo – quaranta in tutta la Sicilia – che si andrebbero ad aggiungere a quelle previste dal piano siglato dalla banca e dai sindacati a febbraio, che prevede 2000 nuove assunzioni a fronte di 3900 uscite volontarie su base nazionale. Una notizia che arriva il giorno in cui si svolgeranno nel capoluogo, al Cral ex-Bds di via Rosolino Pilo, le due assemblee con i dipendenti – i part time e i full time – in cui i sindacati illustreranno i contenuti dell’accordo stesso. Il documento regolamenta le condizioni di uscita dei lavoratori che volontariamente scelgono di essere accompagnati alla pensione tramite il Fondo interno al settore bancario, ma rappresenta anche un accordo di acquisizioni per i dipendenti che rimangono, in tema di welfare e valorizzazione professionale.

Meno personale agli sportelli, insomma, che sarebbe trasferito ad altri uffici o mansioni. Una prospettiva che non entusiasma i sindacati: «Se si dovessero verificare le nuove uscite – dice Giuseppe Angelini segretario nazionale di Fabi Unicreditgroup – si tratterebbe di una novità rispetto a quanto ci è stato prospettato dall’azienda in un incontro della settimana scorsa. Se la cosa si dovesse concretizzare, si impoverirebbero gli sportelli attualmente presenti. Probabilmente si attingerà dalle agenzie che si andranno a chiudere a breve. Sono numeri pesanti per quel che ci riguarda, basta fare un giro per vedere come spesso mancano operatori agli sportelli. Si può facilmente comprendere come, qualora ne venissero ancora meno, si acuirebbe il problema.

Anche sull’accordo siglato a febbraio, da parte di alcuni sindacalisti, ci sono perplessità: «Stiamo cercando di capire qual è la strategia dell’azienda – dice Filippo Virzì di Ugl credito -, anche per quel che riguarda la chiusura degli sportelli. Ci si parla di redditività, ma non è vero che le agenzie hanno scarsa redditività. Penso a quelle della provincia- conclude – che di fatto svolgono un servizio fondamentale per i territori e che, venendo a mancare, lascerebbero i cittadini senza riferimento bancario». 


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