Tragedia del Pollino, il racconto di un sopravvissuto «Piena improvvisa, ma totale mancanza di sicurezza»

«Oggi ho una forte sensazione di gratitudine, siamo vivi per miracolo, ma sicuramente non siamo sprovveduti». Non ha ancora realizzato tutto quello che è successo ma sicuramente non dimenticherà mai quelle ore nelle gole del Raganello all’interno parco del Pollino, nel comune di Civita in Calabria. Totò Grilletto, musicista palermitano in servizio nell’Esercito Italiano, era di passaggio in Calabria con la sua famiglia il giorno della tragedia, quando il torrente si è ingrossato e ha travolto i turisti presenti nelle gole. Totò era con sua moglie Valentina e il figlio di 8 anni: «Tornavamo in camper da Pompei e a causa di un guasto al mezzo siamo stati costretti ad una sosta in quella zona, così abbiamo deciso di fare una visita alle gole. Ci siamo affidati a un tour operator che ci ha offerto il pacchetto con il tour a 30€ oppure solo la navetta per raggiungere le gole», racconta l’uomo a MeridioNews.

Qualche ora dopo, dove prima c’era il torrente che bagnava le caviglie dei visitatori, un fiume in piena travolgerà e ucciderà dieci persone e ne ferirà delle altre, tra queste anche una bambina di nove anni. I vigili del fuoco alla fine hanno tratto in salvo 14 persone grazie al lavoro dei nuclei speleo-alpino-fluviali, soccorritori acquatici, sommozzatori ed un elicottero. Dal racconto di Totò si evince la totale assenza di informazioni e cartelli ad indicare possibili pericoli: «Nessuno ci ha dato un caschetto protettivo o ci ha indicato dove prenderlo – dice – Dopo aver raggiunto le gole con la navetta e percorso a piedi diversi metri, in un punto in cui eravamo circa 30 persone, un masso è venuto giù dal costone sfiorandoci. Dopo pochi minuti dallo stesso costone è caduto un secondo masso. Da lì abbiamo iniziato ad avere paura che potesse finirci in testa, così abbiamo iniziato a preoccuparci. Anche se nessuno, tranne pochi che penso fossero delle guide, indossavano il caschetto. Abbiamo deciso di uscire dalle gole e andare in paese per pranzo. Questa mia “paura” dei massi che cadevano dall’alto ci ha praticamente salvato la vita».

Le Gole del Raganello sono la principale attrazione turistica della zona e offrono uno scenario molto caratteristico: un canyon lungo circa 17 km, che parte dalla Sorgente della Lamia e raggiunge l’area del comune Civita di Castrovillari, dove sorge il Ponte del diavolo, di facile accesso per tutti. L’area è una riserva naturale protetta del Parco Nazionale del Pollino al confine tra Calabria e Basilicata. «Un posto fantastico, uno scenario unico, ma non riesco a non pensare al fatto che mio figlio era proprio sotto il Ponte del diavolo circa un’ora prima della tragedia, lì l’acqua ha raggiunto circa due metri», sottolinea Grilletto.

Intanto sul caso la Procura della Repubblica di Castrovillari ha aperto un fascicolo contro ignoti ipotizzando i reati di omicidio colposo, lesioni colpose, inondazione e omissione d’atti d’ufficio. A Castrovillari è giunto anche il ministro dell’Ambiente Sergio Costa che ha fatto visita ai feriti, poi da Civita ha annunciato l’apertura di una seconda inchiesta da parte del Ministero dell’Ambiente. Al cordoglio si è unito anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «Tutto il nostro Paese prova grande tristezza per questa nuova tragedia. Esprimo la più grande solidarietà ai familiari delle vittime e ai feriti e ringrazio gli uomini del soccorso che hanno operato e stanno tuttora operando, con la consueta abnegazione, in condizioni difficili».

Quello che emerge dal racconto del palermitano scampato alla tragedia è una scarsa comunicazione in tema di sicurezza e soprattutto prevenzione. «Quando siamo arrivati non c’era maltempo – precisa – Faceva molto caldo, si intravedeva qualche nuvolone in lontananza, ma nessuno né in paese né al bar, e nemmeno il tour operator, ci ha informati che era pericoloso o che poteva verificarsi una cosa del genere. È stata una piena improvvisa, ma quello che stupisce è la totale mancanza di sistemi di sicurezza che avvertano chi di dovere di una piena imminente. Noi non siamo sicuramente degli sprovveduti, viaggiamo molto in camper e siamo molto prudenti. Credo che quei sassi li abbiano visti tutti, noi abbiamo subito temuto per la nostra sicurezza e siamo andati via. Dopo abbiamo appreso da gente del posto che le piene capitano nei periodi invernali, ma mai d’estate. È stato sicuramente un evento imprevedibile, ma nello stesso tempo mancano le dovute informazioni in tema di sicurezza e prevenzione. Nessun cartello a segnalare crolli, nessun obbligo di casco, nessuna informazione in merito a rischi e pericoli».

«Abbiamo appreso della tragedia – continua – solo qualche ora dopo giunti in paese. Dalle 15 alle 16 abbiamo incrociato circa cinque ambulanze e un elicottero, per noi è stato uno shock. Istintivamente, per il lavoro che faccio, ho pensato di tornare indietro per poter dare una mano ai soccorsi, ma in poco tempo la macchina dei soccorsi si è attivata in modo efficiente». Oggi, a distanza di alcune ore dalla tragedia non ha ancora realizzato quanto accaduto: «Sono davvero molto triste per le vittime e i feriti, ma allo stesso tempo penso di aver ricevuto un dono prezioso. È come essere nato una seconda volta, come se avessero portato via la mia famiglia per poi ridarmela subito. Il pensiero che avrei potuto perderla per sempre mi ha dato un profondo senso di gratitudine e mi fa riflettere sulla fragilità di questa vita. Possiamo dire che la paura e l’ansia ci hanno salvato, ma non so se è stata solo una coincidenza. Quei due massi li intendo come un messaggio, come due angeli custodi. Ieri sera ho abbracciato forte mia moglie e mio figlio. Al momento non riusciamo a pensare ad altro e a chi in quelle gole ha perso la vita».


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