Tesi al mercatino, rubate da casa in campagna La relatrice: «Traffico illecito dovuto a un furto»

«Le tesi erano tutte mie e sono state trafugate da un magazzino in campagna di proprietà della mia famiglia». Ci è voluto qualche giorno, ma l’origine del traffico di tesi di laurea al mercatino delle pulci di Catania sembra essere stata trovata. Lo dice la professoressa Agata Ciavola, docente di Diritto processuale penale e relatrice di tutti i volumi – di studenti della Kore di Enna – che sono stati visti in vendita a 50 centesimi nel popolare mercato catanese. «Sul momento ho pensato a qualche traffico illecito organizzato da sedicenti professionisti del plagio – dice la ricercatrice – Ma poi, dopo un’attenta verifica, mi sono convinta che non fosse possibile». 

Il caso era montato lunedì, quando la pagina Facebook Spotted: Unict aveva pubblicato la foto destinata a fare discutere. Secondo il presidente della Kore, Cataldo Salerno, l’immagine era «sicuramente un fatto inquietante». Per questo motivo i vertici dell’ateneo ennese, dopo aver escluso che si trattasse di copie trafugate dalla biblioteca universitaria, avevano annunciato di avere avviato alcune verifiche interne. La soluzione al mistero, però, sembra arrivare dalla casa in campagna della relatrice. «Le avevo portate lì qualche mese fa – continua Ciavola – Insieme a documenti personali, edizioni di libri ormai superate e codici, oltre ad altri oggetti, per sgomberare il mio garage». 

Non aveva pensato ad andare a controllare proprio lì, finché «il fattore che si occupa della campagna, ieri, mi ha confermato che qualche settimana fa (ancora una volta) dei ladri avevano forzato il catenaccio e sottratto qualche utensile e ferro vecchio». Ma non soltanto. «Nessuno avrebbe mai notato la sparizione di alcuni pacchi, se non ci fosse stata questa incredibile vicenda». Secondo la professoressa, infatti, è da quel furto che è partito il traffico illecito di materiale di laurea che è sbarcato al mercato delle pulci di Catania. Che «si conferma sempre di più il luogo dove impunemente si smercia ciò che viene derubato in campagne, casolari e abitazioni».

«Non mi colpisce il furto in sé, cui ormai siamo abituati. Ma due cose», annuncia Agata Ciavola. «Anzitutto la qualità della delinquenza catanese, sempre più disperata, in cui ci si accontenta anche di 50 centesimi per trarre profitto dalle proprie attività illecite». Il secondo punto, invece, riguarda i commenti alla foto su Facebook. Dove lo scatto è diventato motivo di contendere tra gli studenti dell’università di Catania e quelli della Kore di Enna. «Mi colpisce l’acrimonia registrata dagli studenti catanesi – risponde Agata Ciavola – Lo trovo incompensibile: penso che in una comunità studentesca non ci debbano essere differenze». E conclude: «Lavoro con tanti giovani e mi auguro che ci sia ancora speranza di lavorare insieme senza pregiudizi».


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