Tecnis, nuove ipotesi per pagare stipendi arretrati Resta attesa per restituzione a Bosco e Costanzo

L’amministrazione giudiziaria di Tecnis, guidata da Saverio Ruperto, è giunta al suo punto di arrivo. Due avvenimenti, attesi a breve, cambieranno le sorti del colosso etneo delle costruzioni, aprendo nuove ipotesi e speranze per la risoluzione totale della situazione debitoria nei confronti dei lavoratori. Che, ormai da un anno, aspettano il pagamento delle mensilità di gennaio e febbraio 2016, di tredicesime e quattordicesime e tfr per i dipendenti che nel frattempo hanno smesso di lavorare. Per un totale di circa tre milioni di euro. Se da un lato il 19 febbraio prossimo scadranno i termini del mandato di Ruperto, dall’altro si attende la sentenza che valuterà la richiesta di restituzione delle quote alla vecchia proprietà, cioè Mimmo Costanzo e Concetto Bosco Lo Giudice. Ad avanzare la richiesta sono stati gli stessi pubblici ministeri che ne avevano chiesto il sequestro.

Una decisione, quella della magistratura giudicante, che riporterebbe nelle mani dei due noti imprenditori catanesi, – accusati di corruzione all’interno dell’inchiesta Dama nera – un’azienda risanata dai debiti e di nuovo marciante, grazie all’operato del tribunale di Catania. Che, dopo aver pagato regolarmente le squadre di operai e i fornitori dal momento del suo insediamento, ed essere riuscito a pagare tre dei cinque stipendi arretrati del 2015 (quelli di ottobre, novembre e dicembre, ndr) avrebbe espresso un ultimo impegno morale. Durante un incontro avvenuto il 25 gennaio scorso negli uffici romani del ministero dello Sviluppo economico, Ruperto avrebbe infatti richiesto, in accordo con le sigle sindacali, di destinare le somme derivanti da crediti non ancora riscossi direttamente ai dipendenti. Per esempio il bonus acquisito in questi mesi per aver finito prima del tempo i lavori all’interno del porto di Genova. Una scelta ascoltata dal dirigente del Mise Franco Castano ma che, tuttavia, dovrà essere presa dai futuri titolari dell’impresa.

«Stiamo parlando di circa undici milioni di euro – spiega Giovanni Pistorio della Fillea Cgil – Si potrebbe fare una una cessione di credito a favore dei lavoratori ma, attualmente, siamo tutti in attesa. Non solo. Il nuovo presidente dell’autorità portuale ligure – continua il sindacalista – sta attualmente valutando le carte e potrebbero esserci dei rallentamenti». Dovuti, molto probabilmente, a una nuova determinazione della somma dovuta o, nel caso peggiore, all’apertura di un contenzioso per il pagamento, nel caso in cui il bonus non venisse riconosciuto come legittimo. Ipotesi che porterebbe a una dilatazione dei tempi ancora difficilmente calcolabile.

Le sigle, tuttavia, si dicono ottimiste circa il futuro dell’azienda. A prescindere dal soggetto che, a stretto giro, tirerà le redini del gruppo. «L’amministratore Ruperto ha fatto tutto quello che era in suo potere – afferma Nunzio Turrisi segretario generale della Filca Cisl di Catania – Ricordiamoci che i creditori privilegiati sono sicuramente gli operai, ma le mensilità restanti fanno parte di un periodo precedente al suo arrivo. Oggi – continua il rappresentante – si parla tra l’altro di un impegno per l’accelerazione per la riscossione della somma legata a Genova». Un gesto «più che positivo arrivato alla fine di una gestione caratterizzata da una sinergia di intenti con i dipendenti. Un lavoro – conclude Turrisi – che ha portato l’azienda, dopo un anno, a non morire e ad avere la capacità di ripartire».

Tecnis, che per anni è stata leader del settore costruzioni in Italia, era stata sequestrata dal Ros dei carabinieri a fine febbraio 2016, perché, secondo i pm, «i vertici societari erano asserviti a Cosa nostra mentre sostenevano di combatterla». Una vicenda nata a distanza di soli quattro mesi dall’arresto dei due imprenditori per il presunto giro di corruzione sugli appalti autostradali gestiti da Anas.

Articolo deindicizzato su richiesta di diritto all’oblio.


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