Tagli ospedale Cefalù, «a rischio centinaia di posti» Verso chiusura di 5 reparti, dipendenti in agitazione

Dopo l’annuncio della possibile chiusura di cinque reparti dell’Ospedale San Raffaele Giglio di Cefalù, oggi in ospedale i dipendenti si sono riuniti in assemblea. Tra i presenti c’è forte preoccupazione per il futuro del nosocomio e per i pazienti seguiti in questa struttura. «Non si possono buttare fuori centinaia di famiglie» ha commentato Ileana Castiglia, impiegata amministrativa del centro sclerosi multipla da 37 anni. La direzione sanitaria sottolinea che tutte le prestazioni programmate sono garantite.

La chiusura di cinque divisioni dell’Ospedale di Cefalù metterebbe a rischio 350 posti di lavoro. La cifra – 70 per ogni divisione – è stata fornita da Giovanni Albano, presidente del Cda che gestisce l’ospedale nel corso di un incontro con la stampa. «Questa è una legge nazionale, il decreto Balduzzi promosso dal governo Monti, e il governo regionale non può fare altro che applicarlo», ha spiegato Albano, «ma io chiedo di rivisitare tutti i numeri e le competenze di questo ospedale». Il presidente della Fondazione ha parlato dei risultati raggiunti dal nosocomio: «Il 66 per cento dei ricoveri nostri sono fuori dal bacino di utenza, l’11 per cento vengono da Palermo, il 42 per cento delle prestazioni ambulatoriali fuori dal distretto». «C’e’ stata una grande superficialità, questo e’ il mio pensiero –  ha continuato Albano  – è un momento drammatico, ma sono fiducioso e ottimista».  

I dipendenti hanno costituito un comitato, in mattinata hanno poi incontrato  il sindaco di Cefalù Lapunzina. Il primo cittadino ieri aveva chiesto un’assemblea urgente dei soci fondatori. Lapunzina ha attaccato duramente l’assessore regionale alla Salute Baldo Gucciardi: «L’assessore ha dato un appuntamento ai sindaci giovedì alle ore 16, ma per me è troppo tardi – ha commentato il primo cittadino di Cefalù – per me la riunione possiamo farla anche di notte perché voglio sapere con quale ragionevolezza sia stato scelto di portare questo ospedale agli anni precedenti al 2002. Non è giusto chiudere la struttura nonostante il fatto che abbia dimostrato di essere un centro di qualità e attrazione. Non possono tagliarci le ruote della macchina». 

Una preoccupazione condivisa anche dai medici: «Gli ospedali di Alcamo, Salemi, Leonforte e tanti non hanno la stessa valenza di questo ospedale, che ha gli indici più alti della Sicilia – ha detto il primario di cardiologia Tommaso Cipolla – Noi siamo centro AB (centro d’eccellenza) nella rete dell’infarto. E non lo siamo perché ci siamo auto proclamati, ma perché facciamo tra le 450 alle 500 angioplastiche l’anno, tra cui 110/120 primarie, ovvero nella fase iperacuta dell’infarto».  Lunedì è prevista una riunione con il sindaco di Cefalù, con quelli delle Madonie, allargata anche ad alcuni primi cittadini della fascia costiera di Messina.


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