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Sud chiama Nord, le tre scacchiere di De Luca che prepara il «Governo di liberazione» da Schifani

Se la politica siciliana fosse un sismografo, la linea che traccia i movimenti di Cateno De Luca e di Sud chiama Nord nelle ultime due settimane segnerebbe scosse di magnitudo elevata. Mentre i partiti tradizionali si arroccano nella gestione delle crisi interne, lo Scatenato ha impresso un’accelerazione brutale alla sua agenda, trasformando la primavera del 2026 nel preludio di una tempesta autunnale.

Il confidential del 9 aprile: profezia di elezioni anticipate

La notizia che ha scosso le agenzie pochi giorni fa è il video-messaggio riservato (ma subito virale) di De Luca. Il leader di Sud chiama Nord ha lanciato una bomba politica. Secondo le sue fonti, la Sicilia tornerà al voto a ottobre 2026, in anticipo rispetto alla scadenza naturale. De Luca sta preparando il terreno per la spallata al governo Schifani. Annunciare il voto anticipato serve a mettere in fibrillazione i deputati di maggioranza, spingendoli a guardarsi attorno e a considerare Sud chiama Nord come un porto sicuro per chi teme di non essere ricandidato. Il brand della campagna è già pronto. De Luca punta tutto sulla figura del «sindaco dei sindaci», contrapponendo il pragmatismo amministrativo del suo modello (Messina e Taormina) alla lentezza burocratica di Palermo.

La contro-finanziaria di Sud chiama Nord

Sul piano legislativo, Sud chiama Nord non si è limitato alla protesta. Negli ultimi dieci giorni, il gruppo parlamentare all’Ars ha depositato una sorta di contro-finanziaria per il 2026. Innanzitutto un piano da 1,5 miliardi di euro, ossia una proposta massiccia focalizzata sui Comuni e sui territori. L’obiettivo è chiaro: presentarsi come l’unico partito che difende le autonomie locali di fronte ai tagli nazionali. Recentissima è la battaglia sui 71 autobus Ast esclusi dal decreto del ministero delle Infrastrutture. Sud chiama Nord ha denunciato un potenziale danno erariale da 600mila euro al mese, martellando l’assessore regionale ai Trasporti e posizionandosi come cane da guardia della spesa pubblica.

L’isolamento di Ismaele La Vardera

Un movimento tellurico interno, ma con forti implicazioni esterne, riguarda la definitiva separazione dei destini tra De Luca e il suo ex delfino, Ismaele La Vardera. Sebbene La Vardera sia ormai passato al gruppo misto con il suo movimento ControCorrente, negli ultimi 15 giorni la distanza si è fatta incolmabile. De Luca sta lavorando per riassorbire la base elettorale che La Vardera sta cercando di portare via, accusando quest’ultimo di personalismo eccessivo. Il partito ha risposto intensificando i tour del «Governo di Liberazione» nelle piazze, cercando di dimostrare che la struttura di Sud chiama Nord è un esercito organizzato e non dipende dai singoli nomi mediatici.

Il dialogo di Sud chiama Nord – con riserva – con Schifani

Nonostante i toni duri, De Luca mantiene un canale aperto sulle questioni che riguardano i fondi ai Comuni. Le agenzie riportano un cauto apprezzamento per l’aumento di 30 milioni di euro del Fondo per i trasferimenti ordinari. È il classico metodo De Luca: bastone in Aula e carota sui tavoli tecnici dove si decidono le risorse per i sindaci. Questo gli permette di non rompere completamente con l’elettorato moderato che chiede risultati concreti, pur mantenendo una retorica di opposizione durissima.

Cateno De Luca sta giocando una partita su tre scacchiere. Quella parlamentare (con proposte tecniche di spesa), quella di piazza (con il tour del «Governo di Liberazione») e quella digitale (con le profezie sulle elezioni). La vera sfida per Sud chiama Nord, nelle prossime settimane, sarà resistere alla tentazione di diventare troppo palazzocentrico proprio ora che profuma la possibilità di un voto anticipato. Se De Luca riesce a convincere i siciliani che Schifani è già storia passata, la corsa per palazzo d’Orléans si riapre clamorosamente.


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