Studenti universitari contro riduzione degli appelli Senato approva compromesso: «Ma non basta»

Gli studenti universitari in protesta per dire no alla riduzione degli appelli decisa dal Senato accademico. Organizzando un’assemblea con lo slogan di Mav pagato, Appello negato, la manifestazione ha avuto come oggetto anche i tagli che hanno interessato il polo di Agrigento, che ha visto chiudere due dei quattro corsi presenti.

La delibera passata in Senato, nonostante le proteste dei rappresentanti studenteschi, ha infatti ridotto gli appelli ordinari e straordinari. La proposta iniziale della professoressa Auteri, delegata alla didattica, era stata di soli sei appelli: uno a novembre aperto ai fuori corso e part-time, due per gennaio/febbraio, uno per aprile, due a giugno/luglio e infine uno a settembre.

«Con il consiglio degli studenti – commenta Roberta Tanasi, rappresentante studentesca – ci siamo opposti, presentando un documento in cui si chiede l’aggiunta di un terzo appello per gennaio/ febbraio e per giugno/luglio e di un secondo per settembre». Infine il compromesso, approvato dalla componente docente del Senato, nonostante la resistenza degli studenti.

Per le materie del primo semestre:

  • 1 appello di esame nella pausa didattica di novembre e prova in itinere obbligatoria per tutti i primi anni (per i soli studenti fuori corso, part-time, studenti alla fine del proprio corso che nell’anno accademico 2015/2016 era già iscritti all’ultimo anno)
  • 3 appelli a gennaio/febbraio
  • 1 appello nella pausa didattica di aprile
  • 2 appelli a giugno/luglio
  • 1 appello a settembre

Per le materie del secondo semestre:

  • 1 appello di esame nella pausa didattica di novembre e prova in itinere obbligatoria per tutti i primi anni (per i soli studenti fuori corso, part-time, studenti alla fine del proprio corso che nell’anno accademico 2015/2016 era già iscritti all’ultimo anno)
  • 2 appelli a gennaio/febbraio
  • 1 appello nella pausa didattica di aprile
  • 3 appelli a giugno/luglio
  • 1 appello a settembre

«La soluzione approvata – continua la rappresentate Tanasi – è migliore rispetto alla proposta iniziale, anche se insufficiente rispetto alla nostra richiesta. Può inoltre essere utile a evitare il fenomeno dei salti d’appello o la mancanza totale di disponibilità di alcuni docenti a fare prove in itinere e che hanno limitato in maniera rilevante la possibilità degli studenti di poter sostenere gli esami in corso».


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