Sigonella, l’ex dipendente ritenta pignoramento «Sono piccolo di fronte agli Usa, ma non mollo»

Anziché ritirare lo stipendio in banca, ogni mese si presenterà di fronte alla base di Sigonella per pignorare i circa 1600 euro che gli spettano. Lo promette Carmelo Cocuzza, l’ex dipendente italiano della struttura statunitense che 16 anni fa fu ingiustamente licenziato. Una sentenza della Cassazione ha condannato l’aeronautica a stelle e strisce a reintegralo e a corrispondergli 600mila euro circa di stipendi e contributi arretrati. Falliti i tentativi di accordo, dopo la prima minaccia di pignoramento, lunedì l’uomo è più che mai intenzionato a riscuotere quanto gli è dovuto: «Gli Stati uniti devono rispettare la legge italiana e i miei diritti di lavoratore».

Alla guardiola che filtra l’accesso alla base aeronautica di Sigonella si presenterà alle 10 in compagnia del suo avvocato, dell’ufficiale giudiziario, dei carabinieri e dei sindacati che hanno seguito la vertenza, iniziata nel 2000. Cocuzza è pronto a fare così ogni mese: «La sentenza ha fissato l’ammontare del risarcimento alla data del reintegro». Ma i dirigenti americani avrebbero escluso la possibilità che l’uomo torni al suo posto, anche in altre sedi, come invece garantisce la legge: «Hanno detto che, nonostante sia un mio diritto, non possono creare un precedente». Perciò ai 600mila euro già quantificati sono destinate a sommarsi le prossime mensilità. 

Un primo tentativo di pignoramento era stato accantonato a inizio marzo, con la promessa di un incontro coi vertici della base finalizzato a trovare un compromesso: «Mi hanno offerto solo un terzo della somma dovuta – sostiene Cocuzza – Se pensavano che avrei accettato, entusiasta, si sbagliavano di grosso. Il mio no li ha gelati sulle sedie». La linea tenuta dall’ex dipendente è quella della fermezza: «Gli americani sono ospiti in Italia. Devono ricordarlo e sottostare alla legge italiana, come stabilito dai trattati internazionali che hanno firmato». Mentre finora l’impressione da lui avuta è «che la sentenza emessa da un altro Stato, per loro, non valga chissà cosa». 

Fu cacciato dal suo posto di vetrinista quando aveva 35anni: «Per campare, finora, ho dovuto chiede prestiti ad amici e parenti», racconta a MeridioNews. La determinazione nel pretendere quanto gli è dovuto però, non gli arriva solo dalla sentenza che riconosce la sua onestà. Adesso 50enne, Cocuzza guarda a quel che è stato: «La mia vita si è fermata 16 anni fa, col licenziamento. Sostenere la battaglia per il riconoscimento dei miei diritti ha significato rinunciare alla possibilità di farmi una famiglia». Un sacrificio che lunedì, di fronte alla base di Sigonella, motiverà la sua fermezza: «Sono piccolissimo rispetto agli Stati uniti d’America, ma non mollo».


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