Sigonella, ex dipendente che pignora la base Usa «Mi accusavano di falsificare cartellino d’ingresso»

Sedici anni fa è stato licenziato. La giustizia italiana per tre gradi di giudizio ha stabilito l’irregolarità della decisione, stabilendo il reintegro e un risarcimento. Ma il datore di lavoro non si è ma attenuto alla sentenza confermata dalla Cassazione ormai due anni fa. Dal 2000 Carmelo Cocuzza ha aperto una piccola guerra contro gli Stati Uniti d’America. Vetrinista impiegato nei negozi e nel centro commerciale ospitati all’interno della base militare di Sigonella, Cocuzza ha lavorato per tredici anni per conto del governo Usa, impiegato direttamente dal ministero della Difesa attraverso il Navy exchange service. Oggi, assieme al suo avvocato e accompagnato da un ufficiale giudiziario e dai carabinieri, l’ex lavoratore andrà davanti ai cancelli della base per effettuare un pignoramento risarcitorio che negli anni ha raggiunto una cifra considerevole.

«Ufficialmente sono stato licenziato perché mi hanno accusato di aver falsificato il cartellino d’ingresso», racconta Carmelo Cocuzza a MeridioNews. «Ma in tre gradi di giudizio è stata dimostrata la mia innocenza», precisa. «La prima sentenza è del 2010, era esecutiva. già allora avrebbero dovuto reintegrarmi. Abbiamo atteso anche la Cassazione, che ha confermato la sentenza d’appello esattamente due anni fa, il 4 marzo 2014». Poi aggiunge: «La mia vita è stata stravolta – afferma – Ho 50 anni, sono a metà della mia vita lavorativa. Da quindici anni mi do da fare, cerco di andare avanti». 

«La sentenza riconosce tutte le retribuzioni dal momento del licenziamento al reintegro, più i contributi previdenziali». Quindici anni di stipendi e tredicesime non ottenute ingiustamente, che l’ufficiale giudiziario quantificherà in beni che verranno pignorati. Cocuzza è al secondo tentativo di ottenere quanto disposto dal giudice. La prima volta, lo scorso 12 febbraio, a bloccare l’iter era stata la promessa del comandante statunitense Christopher Dennis di risolvere il problema in tempi brevi. Una rassicurazione – garantita davanti a un ufficiale dell’aeronautica italiana in una sorta di rappresentanza diplomatica – che però non ha portato ai risultati sperati.  La possibilità di tornare a lavorare nella base sembrerebbe esclusa. Dopo il primo incontro di febbraio «abbiamo avuto dei contatti con il loro avvocato, a Roma, e ci ha chiesto una proposta. La loro risposta non è mai arrivata – sottolinea Carmelo Cocuzza – Eppure l’ufficiale giudiziario era stato chiaro: oggi il pignoramento è definitivo». 

«La volta scorsa abbiamo aspettato dalle 9 alle 17 – racconta Cocuzza – L’ufficiale giudiziario si è imposto, siamo su suolo italiano, non si può fermare un atto esecutivo». Cosa accadrà oggi è difficile anticiparlo. L’autorità all’interno della base resta comunque sottoposta al governo italiano e al suo rappresentante, in questo caso il comandante della parte italiana, il colonnello Federico Fedele, ma l’ex vetrinista non esclude che si possano verificare le stesse resistenze incontrate il mese scorso. 

Ad appoggiare esternamente la vertenza di Carmelo Cocuzza c’è la Cgil, sindacato che però storicamente non può avere rapporti con le amministrazioni Usa dai tempi della Guerra fredda. «È in gioco il rispetto della giustizia italiana che ha deciso che un lavoratore nostro connazionale venga risarcito e anche reintegrato nel posto di lavoro», scrivono in una nota la segretaria generale della Filcams Margherita Patti e il segretario generale della Cgil Giacomo Rota. «Ma è anche in gioco il rispetto delle leggi italiane e dei diritti di una persona che oggi, a 50 anni, deve ancora fare i conti con spiacevoli ritardi e incomprensioni». 


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