Scenari Brechtiani

«Ci serve la voce di Brecht…» scriveva Claudio Magris in un suo articolo in occasione della ricorrenza dei 50 anni dalla morte del drammaturgo tedesco. A pochi mesi dalla pubblicazione di quel suo intervento, Magris riprende il tema della straordinaria attualità del magistero brechtiano a Catania, in occasione di un incontro «Brecht oggi» organizzato dalla cattedra di Letteratura tedesca della Facoltà di Lingue e letterature straniere, nell’ambito dell’iniziativa Scenari brechtiani. Magris discuterà della poetica e drammaturgia di Bertolt Brecht alla luce del nostro tempo insieme ai maggiori specialisti italiani di Brecht, Luigi Forte e Roberto Menin. L’incontro, che avrà luogo mercoledì 6 dicembre alle 15 nell’auditorium “De Carlo” del Monastero dei Benedettini, sarà accompagnato da due interventi teatrali e musicali che, rievocheranno la grande tradizione di regie brechtiane del “Piccolo Teatro” di Milano:

– martedì 5 dicembre alle 18, sempre nell’auditorium dei Benedettini, Umberto Ceriani, interprete di “Vita di Galileo” nello storico allestimento di Strehler del 1963, rievocherà lo spettacolo, proponendo una recitazione del testo;

– mercoledì 6 dicembre alle 18, nello stesso luogo, Lamberto Puggelli reciterà il dittico di rarissima esecuzione “Chi dice si, chi dice no”, insieme agli allievi della Scuola d’arte drammatica Umberto Spadaro, da lui diretta, e ai musicisti Riccardo Insolita, Ester Chines e l’Ensemble Calamus. Concluderanno la serata celebri songs e liriche.

La musica di Kurt Weill, inestricabilmente congiunta alla parola di Brecht, ci restituisce in pochi attimi tutto il sapore di un’intera epoca lacerata e tragica della cultura e della società europea e probabilmente ha in serbo anche per l’oggi alcuni importanti segnali, fra tutti quello di una comunicazione immediata e coinvolgente, ma mai banale e sempre latrice di un proprio punto di vista sulla realtà, di una lettura critica dell’esistente e dell’esortazione costante al cambiamento, alla lotta contro tutto ciò che, oggi come ieri, offende l’intelligenza, avvilisce l’arte, umilia e oltraggia la dignità dell’essere vivente.

/fonte: Ufficio Stampa d’Ateneo/


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