Il doppio gioco del centrodestra: Salvini e Schifani come «Parenti serpenti»

In una calda mattinata marsalese, mentre la politica siciliana entrava nella fase finale della campagna per le elezioni amministrative due leader del centrodestra hanno scelto di dare spettacolo, ognuno con la sua personale opera bandiera, tra promesse e veleni. A Marsala, il ministro Matteo Salvini ha rivendicato gli oltre 50 miliardi di euro di investimenti in corso per la Sicilia, puntando i riflettori sul Ponte sullo Stretto e sul sognato aeroporto di Agrigento. Nella stessa giornata, a Palazzo d’Orléans, il presidente della Regione Renato Schifani ha presentato i progetti definitivi dei due termovalorizzatori di Palermo e Catania.

Due attori della stessa maggioranza, alleati a livello nazionale e regionale, che guardano l’Isola dalla stessa sponda ma che parlano un linguaggio completamente diverso. Non due complici, ma due potenziali rivali che assomigliano sempre più ai protagonisti del capolavoro di Mario Monicelli, Parenti serpenti: uniti dalle apparenze ma pronti a mordersi alla prima occasione.

Il ministro dei record e delle promesse

Il leader della Lega, in campagna elettorale a Marsala, non ha badato a spese: ha evocato un piano di 50 miliardi di euro tra ferrovie, strade, autostrade, dighe, acquedotti e metropolitane, assicurando che il porto di Marsala e l’aeroporto di Agrigento sono ormai a un passo, senza peraltro fornire alcuna certezza finanziaria o temporale se non le sue solite rassicurazioni in salsa elettorale. E sulle ricorrenti crisi idriche che affliggono l’Agrigentino, ha liquidato la questione con un lapidario: «Non riusciamo in due o tre anni a fare quello che non si è fatto per trent’anni». Sul Ponte sullo Stretto a oggi i cantieri non hanno visto la luce se non in qualche annuncio roboante.

Schifani e il suo tunnel senza fine

Schifani, dal canto suo, ha presentato i progetti definitivi dei due termovalorizzatori a Palermo e Catania, con l’inaugurazione prevista per il 2028. Due impianti da 300mila tonnellate l’anno ciascuno che serviranno complessivamente 5 milioni di siciliani, capaci di produrre energia per 174 mila famiglie. Uno scenario da sogno, se non fosse che la Corte dei Conti ha già chiesto alla Regione di chiarire il dimensionamento degli impianti, definendo gravi le carenze nella gestione dei rifiuti. A nulla sono valse le rassicurazioni tecniche di Corrado Clini e dei progettisti, perché nel frattempo sono già partiti i ricorsi al Tar, con Europa Verde che definisce gli inceneritori sproporzionati.

Schifani guarda fiducioso alla primavera 2027, quando i cantieri dovrebbero finalmente aprirsi, ma la realtà è che il ritardo storico della Sicilia sul ciclo dei rifiuti non si supera con un comunicato stampa e un rendering patinato.

Parenti (e alleati) serpenti

Il vero nodo, però, è un altro: Salvini e Schifani sono uniti da un apparente abbraccio di ferro, ma in Sicilia il centrodestra arriva alle amministrative del 24 e 25 maggio più frammentato che mai. I sondaggi e le cronache raccontano di una coalizione in cui Lega e Forza Italia si affrontano su ogni terreno, dal rimpasto di giunta alle nomine negli enti locali, fino alla designazione dei candidati. Ad Agrigento e Marsala, due Comuni chiave che voteranno nel fine settimana, i due partiti hanno scelto di correre separatamente, dimostrando che l’alleanza nazionale è un comodo giaciglio, mentre sul territorio fanno a gara per contendersi l’elettorato moderato.


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