Rottamazione quinquies 2026: vantaggi e rischi da conoscere prima di decidere

Quando si parla di cartelle esattoriali, il problema non è solo il debito. È l’incertezza. Scadenze che si accumulano, interessi che crescono e decisioni rimandate perché non è mai il momento giusto. Con la legge di Bilancio 2026 è stata introdotta la rottamazione quinquies, relativa al periodo tra il 2000 e il 2023. Uno strumento già conosciuto, ma molto diverso rispetto al passato. La rottamazione quinquies, infatti, consente di estinguere i debiti fiscali pagando solo il capitale originario. Senza sanzioni, interessi di mora o da ritardata iscrizione a ruolo e aggio della riscossione. A patto di avere degli specifici requisiti. Che, in molti casi, permettono di ridurre l’esposizione complessiva anche del 30–40 per cento. Un’opportunità concreta, insomma, ma non automatica. Per cui vale la pena attrezzarsi: a partire dai consigli della nostra rubrica dedicata alle imprese, con Armando Crispino, commercialista e consulente aziendale, fondatore di Studio Crispino.

Quali debiti si possono rottamare (e quali no)

Il primo errore che vediamo commettere più spesso è dare per scontato che tutto rientri nella rottamazione. Non è così. La rottamazione quinquies 2026 si applica solo a specifiche tipologie di debiti, tra cui:

  • imposte dichiarate e non versate (liquidazione automatica e controllo formale);
  • contributi INPS dichiarati ma non versati;
  • alcune sanzioni del Codice della Strada emesse da organi statali;
  • comunicazioni LIPE e decadenze da avvisi bonari.

Restano invece esclusi i debiti da accertamento, i tributi locali (IMU, TARI, TASI), i contributi alle casse professionali e le sanzioni elevate dalla polizia municipale. Questo passaggio è decisivo: aderire senza una mappatura puntuale delle proprie cartelle significa esporsi a scelte sbagliate. Che, spesso, si pagano nel tempo.

Il vero vantaggio economico della rottamazione 2026

Armando Crispino, commercialista e consulente aziendale, fondatore di Studio Crispino
Armando Crispino, commercialista e consulente aziendale

Il beneficio principale è chiaro: si paga il capitale, più le spese di notifica ed eventuali procedure esecutive. Tutto il resto viene cancellato. Per molte imprese e professionisti questo rappresenta un sollievo immediato. Ma il risparmio va letto insieme alla modalità di pagamento scelta. È possibile saldare in un’unica soluzione entro il 31 luglio 2026, oppure rateizzare fino a 54 rate bimestrali, per una durata massima di 9 anni, con interessi annui del 3 per cento a partire dall’1 agosto 2026. Qui emerge il punto che più spesso viene sottovalutato: la sostenibilità nel tempo. Una rata che oggi appare sostenibile, infatti, potrebbe non esserlo domani, soprattutto in contesti economici instabili. Una programmazione lungimirante è quindi necessaria.

Nessuna tolleranza: la regola che cambia tutto

La rottamazione quinquies 2026 introduce poi un elemento di rottura rispetto al passato: nessuna tolleranza sui ritardi. Anche un solo giorno oltre la scadenza comporta la perdita dei benefici. Si decade in caso di mancato pagamento dell’unica soluzione o dell’ultima rata, ma anche se si è in ritardo su due rate, anche non consecutive. Le conseguenze sono rilevanti: il debito torna pieno, le somme già versate restano acconti e diventa impossibile accedere alla rateazione ordinaria. Questo significa che la rottamazione non è uno strumento per prendere tempo, ma una scelta che richiede certezza. Che può derivare solo da calcoli esatti.

Rottamazione o rateazione ordinaria: una scelta da personalizzare

Spesso il confronto si ferma al risparmio immediato. Ma la vera domanda è un’altra: quanto margine di errore posso permettermi? La rateazione ordinaria costa di più, ma offre flessibilità e possibilità di rientro in caso di difficoltà. La rottamazione fa risparmiare, ma non ammette imprevisti. Non esiste una soluzione giusta per tutti. Ma esiste quella adatta alla situazione di ciascun contribuente. Da scegliere con un metodo che tenga conto di più fattori: analisi delle cartelle, simulazione dei flussi di cassa, valutazione dei rischi e consapevolezza delle conseguenze. È in questa fase che si gioca la differenza tra una scelta che libera risorse e una che crea nuovi problemi. Per trovare lo strumento che serve davvero.


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