Foto pagina Facebook Crisafulli

Il ritorno dei veterani: quando l’esperienza vale più dei partiti

La tornata elettorale in Sicilia ha visto protagonisti numerosi veterani della politica che, forti di una carriera pluridecennale e di un consenso personale consolidato, si sono ricandidati, spesso creando liste civiche personali. I risultati per loro sono stati nel complesso molto positivi, a testimonianza di una classe politica che, in molti casi, resiste al ricambio generazionale. Ecco un’analisi dettagliata di questi candidati e dei loro risultati.

I vincitori: l’esperienza al potere

Questi candidati hanno dimostrato che un radicamento storico sul territorio è un fattore decisivo. Carmelo Lo Monte, ex deputato nazionale per tre legislature, volto noto della politica con un passato nella DC e in movimenti centristi e autonomisti, è stato eletto sindaco di Graniti, in provincia di Messina. Ha costruito una rete di consenso basata sulla sua presenza costante, che lo ha portato a vincere con il 54,8 per cento dei voti, sostenuto dalla lista Per Graniti Lo Monte Carmelo Sindaco.

Vladimiro Mirello Crisafulli, ex senatore del PD ed erede della tradizione del PCI a Enna, è una figura politica di primo piano da oltre 40 anni, è stato eletto sindaco di Enna con un plebiscito. Ha stravinto nonostante il Partito Democratico gli abbia negato l’uso del simbolo. Forte della sua storia personale, ha ottenuto oltre il 64 per cento dei voti con le sue liste civiche, doppiando il candidato del centrodestra.

A Raffadali, in provincia di Agrigento, da segnalare la vittoria di Ida Cuffaro. Appena 27 anni ma già considerabile una big in quanto erede di una delle dinastie politiche più longeve di Sicilia. Nipote dell’ex governatore Totò Cuffaro e figlia del sindaco uscente Silvio, incarna la prosecuzione di un progetto politico familiare. Ha capitalizzato il cognome e la rete di consenso a livello locale, vincendo con una percentuale schiacciante superiore al 75 per cento.

I Comuni al ballottaggio

Alcuni esponenti di lungo corso non hanno chiuso la partita al primo turno, ma restano in lizza per la vittoria finale. Tra coloro che conoscono bene le dinamiche in politica c’è Michele Sodano, ex deputato nazionale del Movimento 5 Stelle, adesso simbolo di ControCorrente. Ad Agrigento ha mancato l’elezione al primo turno per pochi voti, fermandosi al 39,1 per cento. La sua performance, ottenuta catalizzando voti da settori diversi, compreso il centrodestra, lo proietta come il favorito per il ballottaggio.

A Bronte c’è invece Giuseppe Castiglione, deputato nazionale di Forza Italia e genero dell’ex senatore e primo cittadino uscente Pino Firrarello. Castiglione è un esponente di spicco del centrodestra siciliano e la sua famiglia politica rappresenta una presenza costante nel territorio etneo. Tuttavia la sua rete di potere locale non è bastata per la vittoria immediata ma la sua figura rimane centrale.

I big sconfitti

Non per tutti l’esperienza è stata sinonimo di vittoria. In alcuni casi, il capitale politico accumulato in decenni non è bastato. Come nel caso di Giulia Adamo a Marsala. Ex presidente della provincia di Trapani ed ex deputata regionale, ha già guidato il Comune in passato, forte di una presenza politica di lungo corso nel territorio. Il suo ritorno in campo, sostenuto dal centrodestra, si è rivelato un fallimento. Ha raccolto solo il 15 per cento dei voti, surclassata dalla candidata del centrosinistra e dal sindaco uscente, segnando la fine di un’era per un volto storico della politica trapanese. Altro caso è quello di Antonio Battaglia a Termini Imerese. Ex parlamentare nazionale di Alleanza Nazionale, rappresentante di una destra storica con un radicamento ventennale nel territorio. Nonostante il suo profilo Battaglia è stato nettamente battuto dalla riconferma della sindaca uscente, espressione del Movimento 5 Stelle.

Analisi e Implicazioni politiche

I risultati di questi candidati offrono diversi spunti di riflessione. Il primo sui modelli Crisafulli e Lo Monte. Entrambi dimostrano che nei centri medio-piccoli e talvolta anche in un capoluogo come Enna, la leadership personale costruita in decenni può essere più forte di qualsiasi simbolo di partito. Crisafulli in particolare ha surclassato il Pd creando un evidente imbarazzo nel partito. Esiste poi il modello dinastico, perché la vittoria di Cuffaro a Raffadali conferma che in Sicilia il marchio di famiglia in politica è ancora un asset formidabile. Le sconfitte di Adamo e Battaglia sono la cartina al tornasole che l’esperienza da sola non garantisce il successo. In contesti competitivi come Marsala e Termini Imerese, gli elettori hanno preferito volti nuovi o riconferme di amministratori percepiti come più efficaci, segnando un chiaro segnale di discontinuità.


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