Riaperti i tirocini per i laureandi in Restauro dei beni culturali

SI TRATTA DI UNA COSA SERIA E NON DELLA PAGLIACCIATA DEL ‘PIANO GIOVANI’. FINO A 50 MILA EURO AI GIOVANI CHE SI COSTITUISCONO IN PICCOLE SOCIETA’. SCADENZA DEL BANDO: 5 NOVEMBRE

di Claudio Paterna

Si sono riaperti i tirocini per i laureandi del “corso” universitario in Restauro dei beni culturali, corso realizzato in collaborazione tra le facoltà di Scienze fisiche matematiche e naturali dell’Università di Palermo e il Dipartimento regionale dei beni culturali (attraverso il Centro regionale per il restauro). Le “opere” su cui i laureandi applicano le tecniche aggiornate di restauro e manutenzione sui beni Culturali sono quasi tutte “prestate” dalla Galleria regionale di Palazzo Abatellis, che mette pure a loro disposizione spazi studiati appositamente per il restauro in Galleria e all’Oratorio dei Bianchi.

Dal 2006 a oggi sono oltre trecento i laureati in Sicilia nel settore del restauro dei beni culturali, e dal 2012 il corso triennale è ora quinquennale, permettendo loro di abilitarsi nel restauro completo sui beni culturali (vincolati per legge), mentre prima era solo limitato alla manutenzione o agli oggetti proposti dalle collezioni private.

Se si aggiungono queste professionalità ai numerosi laboratori artigiani di restauro condotti da abilitati o diplomati di Accademie di Belle Arti, si scopre che la Sicilia ha un potenziale di forza lavoro specializzata che, al momento, non trova occupazione locale, ma è costretta ad andare all’estero (con grande successo) o lavorare localmente per pochi privati (visto che la Regione da qualche anno non finanzia più progetti di restauro sui beni storico-artistici o etnoantropologici, attraverso le Soprintendenze).

Nei tempi delle “vacche grasse” della spesa regionale non poche proposte erano state avanzate da enti locali e associazioni per valorizzare queste professionalità, ma aldilà del “riempirsi la bocca” del recupero dei mestieri perduti, dei “corsi di formazione” per artigianato di qualità, di fatto non c’è mai stato un progetto a livello isolano degno di questo nome, se non per lucrare denaro pubblico!

Oggi esiste l’opportunità di favorire l’imprenditoria giovanile attraverso un bando regionale che assegna fino a 50 mila euro d’aiuto direttamente ai giovani imprenditori costituitisi in piccole società, in particolare nei settori della formazione e istruzione, anche extrascolastica, tutela dell’ambiente, valorizzazione del patrimonio culturale… appunto!

C’è tempo fino al 5 novembre per presentare domande all’assessorato della Famiglia e delle politiche sociali. Sono centinaia i giovani che in questi anni hanno partecipato ai progetti APQ giovani e molti di loro hanno operato felicemente nel settore del restauro dei beni culturali.

Ora si tratta di passare dai progetti assistiti alla piccola imprenditoria, che è poi il vero humus dell’economia siciliana. Quello che ci si augura, onde evitare un ulteriore disillusione, che siano accolte le domande di almeno una trentina di giovani non in base alla clientela politica, ma in base al curriculum e alle esperienze professionali.

E’ chiaro che un milione di euro divisi tra cinque-sei settori economici (tra cui l’assistenza sanitaria e i servizi culturali) sono una “lotteria” e ci vorrebbero almeno 5 milioni di euro per coinvolgere cento nuovi piccoli imprenditori. Ma questo c’è, in attesa che si pensi a un progetto più complessivo per il restauro dei beni culturali.

Foto tratta da cronacapartenopea.it

 

 


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