La fotografia dell’impatto della corruzione sul tessuto economico della Sicilia. È quella che viene fuori incrociando i dati elaborati dall’associazione Libera e dai report dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac). Dal numero degli indagati e i settori in cui si corrompe di più; ai trucchi negli appalti e al costo per le casse pubbliche. Con diversi record […]
Foto generata con IA
Corruzione in Sicilia: dal record di indagati ai trucchi nelle gare, ecco quanto ci costa
La fotografia dell’impatto della corruzione sul tessuto economico della Sicilia. È quella che viene fuori incrociando i dati elaborati dall’associazione Libera e dai report dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac). Dal numero degli indagati e i settori in cui si corrompe di più; ai trucchi negli appalti e al costo per le casse pubbliche. Con diversi record negativi per l’Isola, che riguardano tanto i piccoli e medi Comuni quanto l’amministrazione regionale.
La Sicilia maglia nera nazionale per indagati
Il report stilato dal settore Lava (Libera Analisi Valutazione e Azione) riguarda i procedimenti giudiziari per reati contro la pubblica amministrazione. In cui la Sicilia detiene il primato nazionale per numero di indagati all’interno di filoni per corruzione, concussione, turbata libertà degli incanti e abuso d’ufficio (in quel che resta del reato). I 107 indagati registrati nei primi otto mesi del 2026 superano i dati di regioni più popolose come Lombardia e Campania.
I settori in cui si corrompe di più
L’accusa più ricorrente non è più quella di aver dato o ricevuto una mazzetta. Ma, in oltre il 65 per cento dei casi analizzati, lo scambio di altre utilità: dalle assunzioni alle promozioni, dalle sponsorizzazioni ai voti. Il settore più vulnerabile è la sanità pubblica, che assorbe circa il 40 per cento delle contestazioni totali. Seguito dai servizi sociali e dalla gestione dei rifiuti negli enti locali (30 per cento) e dalle grandi opere di manutenzione infrastrutturale (20 per cento).
Le opacità nei lavori pubblici
E proprio su lavori pubblici e libera concorrenza si concentrano, invece, i dati dell’Anac. Con il risultato di diverse anomalie riscontrate. Innanzitutto l’abuso delle procedure negoziate e degli affidamenti diretti: ossia lavori assegnati senza bandi di gara, entro una certa cifra. Una modalità rapida, ma meno trasparente e comunque facoltativa, che in diversi enti locali supera il 70 per cento dei contratti sotto la soglia in cui la gara è obbligatoria. Limitando la partecipazione del mercato, con gli inviti diretti alle sole ditte gradite. Un risultato raggiungibile anche con il cosiddetto frazionamento artificioso: suddividere un grande appalto, più soggetto a controlli, in diversi più piccoli e sotto soglia.
Nessun piano contro la corruzione
L’Anac evidenzia, infine, anche la carenza dei Piani triennali di prevenzione della corruzione (Ptpct), che in molti piccoli e medi Comuni siciliani è solo un documento fac-simile o non aggiornato. Senza una reale mappatura dei rischi specifici del territorio.
Il costo economico e sociale
Dall’incrocio tra le dimensioni giudiziaria e amministrativa emerge un costo sommerso per la collettività. L’alterazione delle gare porta in maniera sistematica a varianti in corso d’opera e lievitazioni dei costi finali compresi tra il 15 e il 30 per cento rispetto al valore di aggiudicazione iniziale. Oltre a produrre ritardi cronici nella consegna delle opere. Il condizionamento delle nomine burocratiche e sanitarie, inoltre, determina una perdita di efficienza dei servizi essenziali. Spingendo le aziende sane ad abbandonare la partecipazione ai bandi pubblici in Sicilia, con una conseguente diminuzione della competitività dell’intero sistema economico siciliano.