La candidatura di La Vardera e l'incognita di Vannacci verso il terzo polo alle regionali 2027 in Sicilia

Regionali 2027, lo sprint di La Vardera apre a un possibile terzo polo. Con l’incognita Vannacci

Un campo minato di veti incrociati e ambizioni personali. Sono le elezioni regionali 2027, in cui l’anticipata candidatura di Ismaele La Vardera, leader di Controcorrente, agisce da catalizzatore per la possibilità di un terzo polo, su cui si affaccia anche l’outsider Roberto Vannacci. Costringendo i blocchi tradizionali a scoprire le carte in anticipo. La Vardera punta a costruire una coalizione di rottura, con un cartello di movimenti civici e territoriali. La sua strategia principale sembra essere quella di aggregare le liste che fanno capo a sindaci di frontiera e movimenti anti-sistema. Ma anche su di lui incombe una grande incognita: l’eventuale asse con Sud chiama Nord. Se i due populisti d’assalto dovessero federarsi, il terzo polo diventerebbe una minaccia letale per entrambi i blocchi, capace di drenare voti trasversali. L’asso nella loro manica è rappresentato dalla libertà di attaccare tutti, senza dover difendere l’operato di alcun governo precedente.

Il Centrodestra: tra continuità e cannibalismo interno

La coalizione uscente arriva al 2027 con il logorio di cinque anni di governo di Renato Schifani. Con un inevitabile scontro per la leadership. Fratelli d’Italia, essendo il primo partito della coalizione, rivendicherà quasi certamente la presidenza. Il che potrebbe creare attriti con l’area che fa capo a Forza Italia e al presidente uscente. Ma il centrodestra teme pure che, nella campagna elettorale verso le Regionali 2027, La Vardera e il suo possibile terzo polo scippino i temi della trasparenza e della gestione dei fondi Pnrr. Argomenti su cui la maggioranza sarà chiamata a rendere conto. Lo scenario più probabile è una compattezza di necessità per non perdere la roccaforte siciliana, vitale per gli equilibri romani.

Il Centrosinistra: il campo largo o quello che ne resta

Per il Partito democratico e il Movimento 5 stelle, la Sicilia è il laboratorio più difficile d’Italia. Se il centrosinistra non trova un candidato pesante e unitario alle Regionali 2027, rischia di essere svuotato da La Vardera e dal suo terzo polo alternativo, che parla lo stesso linguaggio di denuncia dei cinque stelle delle origini. Due gli scenari possibili: tentare di imbarcare La Vardera in una coalizione progressista o quello di un possibile isolamento. Difficile, il primo, considerato che l’ex Iena televisiva ha già posto veti su esponenti della vecchia politica, spesso intorno al Pd siciliano. La seconda alternativa è correre con un profilo istituzionale, col rischio di arrivare terzi dietro il centrodestra e il polo civico di La Vardera.

Le forche caudine del sistema elettorale siciliano

C’è poi il setaccio politico del sistema elettorale siciliano. Con cui non si vince per consenso assoluto, ma per aggregazione o frammentazione altrui. A differenza delle Comunali, alle Regionali siciliane non esiste il ballottaggio: basta un solo voto in più per diventare presidente. Una regola che può far sperare a La Vardera un colpo a sorpresa, se i due poli si presentano divisi. Ma che spinge i partiti grandi a coalizzarsi a ogni costo. Con un probabile fortissimo pressing per non disperdere il voto. Anche perché è permesso il voto disgiunto, con cui un elettore può scegliere un candidato deputato di uno schieramento e il presidente di un altro. Specie se dotato di forte carisma personale – e, nel caso di La Vardera, di notorietà mediatica -, raccogliendo comunque i voti di chi è legato ai signori delle preferenze locali. Pure con possibili tradimenti interni di candidati deputati.

Le reazioni nel Centrosinistra

Nel mondo progressista, ad augurarsi «il coraggio di accogliere la disponibilità di Ismaele» è il presidente di +Europa e Radicali italiani, Matteo Hallissey. Parole nette arrivano dal M5s, con il coordinatore regionale Nuccio Di Paola: «Da solo La Vardera può andare più veloce, ma solo uniti possiamo vincere. Il M5s non ha mai governato la Sicilia ed è pronto a farlo con chi vuole voltare pagina. Pensiamo a un programma forte e condiviso, alla squadra e, dopo, al candidato presidente». Tradotto: niente fughe in avanti. Anche perché i pentastellati puntano su Giuseppe Antoci. Possibilista Alleanza Verdi Sinistra – partecipe anche alla convention di Controcorrente – che ritiene La Vardera «una proposta politica e sociale radicalmente alternativa». Che «ha l’occasione per respingere le provocazioni di chi, come Cateno De Luca, gli consiglia di andare avanti da solo e decidere se far parte del centrosinistra», dice Carmelo Miceli, coordinatore regionale di Progetto Civico Italia.

La nuova incognita si chiama Vannacci

Eppure c’è un’altra importante variabile tattica: Roberto Vannacci. Proprio ieri, è stata annunciata la costituzione del comitato di Catania del suo movimento Futuro Nazionale. E alle ultime elezioni Europee il generale ligure ha dimostrato un forte appeal anche in Sicilia. Intercettando il voto della destra identitaria siciliana, che non si riconosce nella gestione istituzionale di Forza Italia o nel pragmatismo di Fratelli d’Italia. Pur arrivando dietro ai big locali, Vannacci ha raccolto decine di migliaia di preferenze pure, non clientelari. Un corto circuito interessante, insieme a quello dell’ex Iena: due figure così polarizzanti rischiano di svuotare il centro. Costringendo il centrodestra a blindare il generale, affinché non diventi un problema quanto La Vardera a sinistra. Con un dettaglio tecnico che spaventa tutti: se il prossimo presidente vince grazie al listino, ma le liste collegate non ottengono la maggioranza dei seggi nelle province, si rischia l’anatra zoppa. E un’aula ostile.


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